Israele, ultima sfida di Netanyahu: sconfiggere i giudici alle elezioni

Ha più guai legali che avversari: ma c'è chi lo vede finito

Gerusalemme Manca poco: il 9 aprile Israele andrà alle elezioni. Molti, com'è naturale parlando di un primo ministro come Bibi Netanyahu, che ha servito per tre volte a partire dal 1996 (poi nel 2009 e nel 2013) e 16 volte nei più svariati ministeri, descrivono l'evento come il grande spettacolo della fine del potere del grande capo. Ma cosa succederà davvero a Gerusalemme dopo le prossime elezioni?

Nei prossimi giorni la magistratura deciderà se accusare Netanyahu di corruzione in base alle indagini compiute nella tempesta di una campagna di stampa furiosa. Si dice che Bibi abbia voluto sciogliere la Knesset per alzare una cortina fumogena, e adesso alcuni dei suoi lasciano trapelare che comunque lui non se ne andrebbe fino a eventuale condanna. Ma l'accusa è di aver offerto favori a Walla, un giornale on line di proprietà di Bezeq, la rete telefonica nazionale, in cambio di una copertura stampa favorevole, non è infamante specie perchè Walla non è mai stata carina con Netanyahu che, per altro sarebbe il corruttore e non il corrotto. Inoltre, come il famoso avvocato Alan Dershowitz ha detto dopo aver studiato le carte, le prove non sembrano sufficienti.

Gli argomenti della sinistra per la campagna sono tutti discutibili: il ritiro di Trump dalla Siria segnerebbe il fallimento della politica estera che si appoggia sul presidente americano. Ma Israele non sembra preoccupata, ha attaccato anche ieri l'Iran in Siria senza problemi e molti commentatori sostengono che in realtà la mossa di Trump non toglie sostegno a Israele. Bibi, che ieri è partito per il Brasile e per un incontro con Mike Pompeo, può vantare una politica estera di successo inusitato, col passaggio dell'ambasciata americana a Gerusalemme e l'apertura di un fronte simile in almeno altri sei Paesi. Intanto hanno aperto le porte paesi arabi sunniti come l'Arabia Saudita e i Paesi del Golfo, oltre a Paesi Orientali (prima di tutto l'India e la Cina) e africani. Anche con l'Europa, si è aperto un fronte positivo. L'economia fiorisce, con un reddito pro capite di almeno 42mila dollari; l'high tech israeliano, la medicina, l'agricoltura e la sapienza nella lotta al terrore sono fra le prime. I sondaggi dicono che il LIkud, unico partito laico e «sicurista» è sempre in testa. E Bibi con queste elezioni vuole certo sventare i problemi giudiziari, ma non si deve sottovalutare il suo «lid»: sventare il pericolo iraniano, creare una situazione sicura anche con i palestinesi senza farsi illusioni. Quando era nella Saieret Matkal, l'unità speciale in cui ha servito quando suo fratello perdeva la vita a Entebbe, ha affrontato tutte le sfaccettature del terrorismo, e questo, oltre all'economia, è quello che gli interessa. I suoi nemici hanno commesso nel combatterlo l'errore di prenderlo di petto e demonizzarlo, non avendo altro programma che quello di seguitare a credere nelle concessioni che venivano offerte e via via tutte rifiutate da Abu Mazen e Hamas. La sinistra ha pagato un prezzo micidiale a questa linea, e adesso è sfrangiata. Unico avversario adesso in campo, solo da ieri pomeriggio: Benny Ganz, l'ex Capo di Stato Maggiore bello e intelligente che ha fondato «Hossen Israel» «la Forza di Israele». Ma è sintomatico che sia un personaggio senza storia o programma politici il nemico di un protagonista come Bibi: leone di giorno, volpe di notte.