In Italia rimane alta l'allerta sulle feste di Natale

La polizia intensifica i controlli nei luoghi pubblici. Sotto i riflettori attività sospette sul web

Roma Per ritrovare Cherif Chekatt, l'attentatore di Strasburgo, si era seguita anche una pista che portava in Italia. Fonti vicine all'Intelligence fanno sapere che già in passato alcuni terroristi, come è noto, sono passati per il nostro Paese. È il caso di Anis Amri, che fu ucciso nel Milanese da due agenti della polizia di Stato, ma anche di Ahmed Hanaci, il terrorista che colpì a Marsiglia e che per un periodo aveva vissuto ad Aprilia. In Italia, infatti, l'alto numero di immigrati radicalizzati (soprattutto in carcere) crea le condizioni per un terreno fertile a possibili attentatori che vogliano colpire. Ecco perché si era guardato con particolare interesse alle vie di fuga possibili dalla Francia verso il Belpaese. Solo la notizia dell'uccisione di Chekatt ieri sera ha chiuso la pista.

Al momento i soggetti attenzionati sono oltre un centinaio. Personaggi legati all'estremismo islamico, che potrebbero, in qualche modo, avere contatti anche con l'estero. È il caso degli 11 pakistani scarcerati in Sardegna, tra cui l'imam di Bergamo, Hafiz Muhammad Zulkifal, accusati di essere legati ad Al Qaida e di aver compiuto attentati all'estero, nei loro territori d'origine.

Inizialmente si pensava che Chekatt fosse in Germania, ma era impossibile escludere che avesse preso la via del sud. Ecco perché c'era massima attenzione nel controllo delle zone di frontiera. Sotto la lente d'ingrandimento c'erano, in particolare, i Paesi confinanti con quello in cui è avvenuto l'attentato e l'Italia è uno di questi.

Le stesse fonti vicine all'Intelligence fanno sapere che in questo momento è monitorato «anche il web». Cherif potrebbe aver cercato di contattare qualche conoscente fuori dalla Francia. Il suo profilo Facebook, attivo fino a qualche ora fa, è stato oscurato.

Tra gli amici del killer di Strasburgo figuravano anche alcuni soggetti che, seppur velatamente, mostrano una vicinanza al mondo dell'estremismo islamico. Nelle scorse ore è stata diffusa una circolare, che passa per le questure italiane, che invita gli agenti di polizia alla massima attenzione. In particolare, si raccomanda il controllo di borse e valigie nei luoghi pubblici, dove qualcuno potrebbe abbandonarle con lo scopo di compiere un attentato. Ma si guarda anche ai noleggi di auto e furgoni, attenzionando i nomi sospetti, soprattutto stranieri. Chi fosse intenzionato a colpire potrebbe usare, come è accaduto a Nizza o Londra, ma anche in altre città europee, un camion o un furgoncino.

In questi giorni di festività natalizie, si faranno verifiche soprattutto sui luoghi di aggregazione pubblica, in particolare supermercati, cinema, teatri, piazze, eventi quali concerti o mercatini. Verranno usati anche i droni. L'allerta rimane massima. Il Viminale, dopo la riunione del Casa (Comitato di analisi strategica antiterrorismo) dell'altro ieri non perde tempo per raccomandare di non abbassare la guardia. Ecco perché, durante questo periodo natalizio, i controlli saranno più serrati del solito, soprattutto nelle grandi città.

La prima stretta si è notata, peraltro, proprio ieri quando gli uomini della Digos di Bari hanno eseguito un decreto di fermo emesso dalla Procura in considerazione del pericolo imminente di fuga di un cittadino somalo attualmente sotto indagine per associazione con finalità di terrorismo anche internazionale, istigazione a commettere reati di terrorismo e pubblica apologia di reati di terrorismo. Al gip di Bari è stata richiesta la convalida del decreto di fermo per il soggetto interessato.