Italicum, il voto di fiducia spacca il governo e il Pd

Il premier vuole blindare la legge elettorale. La minoranza dem insorge, protesta anche Ncd. Brunetta: «Ne vedremo delle belle»

RomaLa fiducia sull' Italicum ? «Ne vedremo delle belle!» Parola di Renato Brunetta che così commenta lapidario l'ipotesi che ieri è tornata ad aleggiare in Transatlantico di un voto di fiducia in aula per l'approvazione dell'ultima versione della legge elettorale che dovrebbe sostituire il cosiddetto Consultellum , ovvero la legge Calderoli, trasformata dalla sentenza della Corte costituzionale. Renzi vorrebbe imporre il voto di fiducia sull' Italicum per tacitare una volta per tutte la minoranza interna del Pd e i «cespugli» che fanno da corona al suo esecutivo.

D'altronde solo un paio di giorni fa Gaetano Quagliariello (Ncd) aveva spiegato che la fiducia su legge elettorale o su riforme costituzionali non è cosa da Paese civile. I singoli parlamentari, in questo caso, sarebbero tentati di modificare le proprie convinzioni pur di non danneggiare il governo. Su quest'ultimo punto Twitter ieri ha fatto da grancassa a una considerazione che mostra come i fautori dell' Italicum di oggi solo un anno fa ne erano acerrimi nemici. A iniziare da Gennaro Migliore, che è passato da Sel al Pd. E che oggi è addirittura relatore della legge. Giusto un anno fa sul tema offriva parole tutt'altro che accomodanti: «Quello che viene chiamato Italicum ha lo stesso orrendo odore del Porcellum che arriverà a impestilentire tutto il Paese». Era il 12 marzo del 2014. Da allora di acqua ne è passata sotto i ponti e anche il ddl è stato modificato, anche se non di molto. Da allora, però, quando ancora era saldo il patto del Nazareno, la «maggioranza» che dovrebbe votare questa legge si è assottigliata. Ed ecco quindi la strategia renziana: imporre la fiducia per evitare assolutamente un ulteriore passaggio al Senato dove probabilmente la legge non passerebbe. E invece tanti rappresentanti della minoranza continuano a chiedere sommessamente un «dialogo» per migliorare la legge. Come spiega il senatore Miguel Gotor. «Per noi l'Italicum e la riforma del bicameralismo perfetto - spiega l'esponente della minoranza Pd - producendo indirettamente un cambiamento della forma di governo, vanno viste insieme. Per questo chiediamo un coordinamento e un confronto sui punti di merito e non su puntigli».

Una mossa astuta ma non abbastanza per l'ex sindaco di Firenze. Anche Corrado Passera, ormai politico a tempo pieno, ha paura di questa legge e fa pubblicare dal Foglio una lettera aperta a Renzi per modificarla. «In particolare ci preoccupano due scelte strutturali molto pericolose - scrive - L'abnorme premio di maggioranza senza alcun bilanciamento e i capilista bloccati con l'impossibilità per i cittadini di poter scegliere i propri rappresentanti in Parlamento». Nel frattempo Roberto Speranza, capogruppo alla Camera per il Pd, fa sapere che tenterà ogni mossa e mediazione per evitare proprio che il governo imponga la fiducia.

Una mossa suicida, per il solito Pippo Civati, da sempre contrario a questa come a tante altre norme varate dal governo. Civati addirittura preconizza l'impossibilità per la maggioranza di raggiungere il quorum necessario in aula, dove la discussione (e poi il voto) della legge approderà il prossimo 27 aprile, se verrà posta la fiducia.