Italicum vuol dire fiducia: Aventino dell'opposizione

Il governo incassa il terzo via libera, ma calano i «sì» Forza Italia e gli altri testano la strategia in vista dell'ok finale di lunedì: si va verso lo scrutinio segreto E c'è l'ipotesi di consultazione popolare abrogativa

Roma - E tre. Matteo Renzi incassa tre voti di fiducia sull'Italicum in rapida sequenza. Ma la maggioranza si riduce: dai 352 dell'altro giorno, ai 350 del secondo voto, ai 342 del terzo. Scesi anche i voti contro. Dai 207 di mercoledì ai 193 della seconda fiducia della mattina. Ai 15 della terza. I dissidenti del Pd che non partecipano al voto calano da 38 a 37.

Le opposizioni, infatti, decidono a sorpresa di disertare il terzo voto di fiducia. Lo concordano i capigruppo in un vertice improvvisato in pieno Transatlantico. Unici a dissentire su questa strategia i deputati di Fratelli d'Italia. Presenti al momento del voto. L'Aventino, quindi, torna prassi parlamentare. Poco percepibile durante i voti di fiducia: ogni deputato deve sfilare davanti allo scranno della presidenza e pronunciarsi sul voto; con l'Aula più o meno deserta. Ma dal forte impatto mediatico (e non solo) al momento del voto segreto. Questo è atteso per lunedì. L'Aula di Montecitorio tornerà a riunirsi alle 12. E dopo una (lunga) sequenza di voti sugli ordini del giorno, arriverà in serata il voto finale. Questa volta a scrutinio segreto (dovrebbe essere chiesto dalle opposizioni). Cioè, con i parlamentari seduti al proprio posto.

E se le opposizioni dovessero optare per l'Aventino anche per il voto finale, l'immagine di mezza Aula che vota una legge elettorale come fosse una norma a uso interno, sarebbe di forte impatto mediatico. Oltre che politico.

«Non abbiamo ancora deciso quale sarà il comportamento che terremo lunedì - spiega Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia - Lo dobbiamo ancora valutare».

A proposito del voto di lunedì, Roberto Speranza (ex presidente dei deputati Pd e che non ha partecipato ai voti di fiducia) sottolinea che c'è il rischio che «il Pd rischia di uscire più debole e non più forte da questa sfida». E spiega che «dopo questi voti c'è un pezzo importante del Pd che dice no a questa legge elettorale. Stiamo commettendo un grave errore perché le riforme si fanno su un terreno largo». Speranza però non si sbilancia sull'atteggiamento che l'opposizione interna del Pd terrà lunedì. Anzi fa un distinguo: un conto è non votare la fiducia, scelta ritenuta sbagliata; un conto è il voto finale.

Chi punta al suo ex incarico (capogruppo Pd) è Ettore Rosato, renziano di ferro e vice presidente vicario del gruppo. E proprio Rosato commenta l'Aventino delle opposizioni sul terzo voto di fiducia, avvenuto nel pomeriggio di ieri. «Hanno scelto l'Aventino perché molti di loro se ne erano già andati a casa».

Gli risponde il presidente dei deputati Sel Arturo Scotto: «Rosato faccia due conti: erano partiti con 352 voti alla prima fiducia, hanno finito in 342, dieci in meno. Chi è che ha fatto il ponte?». Poi la battuta sul blitz di Matteo Renzi alla festa di Armani a Milano: «Non si presenta alla Camera, ma va da lui. Evidentemente preferisce il made in italicum». In serata, l'ipotesi - smentita da Palazzo Chigi - viene confermata dalla visita allo showroom di Milano. Mentre Brunetta sparava a zero sulla Boschi («Volubile e amante del potere») ricevendo l'accusa di «sessista» e la replica piccata del ministro a Porta a Porta : «Sulle riforme il governo non dipende dai cambi di umore di Brunetta».

Mentre infuriano le polemiche sull'Aventino delle opposizioni, le stesse producono l'ipotesi di lanciare un referendum sull'Italicum. Lo chiede Pippo Civati (Pd che non ha votato la fiducia): «Quello che i parlamentari non hanno potuto fare, lo potranno fare i cittadini con un bel referendum». Anche Brunetta è della stessa idea (e con lui Mara Carfagna). Comunque vada il voto di lunedì - spiega il presidente del deputati di Forza Italia - «saremo determinati a chiedere un referendum abrogativo, qualora l'Italicum venisse approvato».