Jihadisti in arrivo dalla Siria: Francia e Belgio nel mirino

Sono partiti una settimana e mezzo fa via mare da Turchia e Grecia. Valls: «Altri innocenti moriranno»

Allarmi fondati o rischio psicosi? Le autorità parigine si interrogano dopo la nuova minaccia terroristica evocata ieri dalla polizia belga. Un funzionario di sicurezza francese riferisce all'agenzia Ap che il «pericolo» segnalato dai belgi ai Servizi francesi è legato a piccoli gruppi di estremisti che hanno lasciato la Siria. Uomini e donne diretti in Francia e Belgio per compiere attentati. Il copione è noto alle polizie europee. Soprattutto all'intelligence. Secondo il quotidiano belga Derniere Heure, si tratta di militanti armati divisi in due unità, per colpire in entrambi i Paesi un gruppo che «ha lasciato la Siria una settimana e mezzo fa per raggiungere l'Europa attraverso la Turchia e la Grecia via mare senza passaporti».

Le autorità parigine rimangono «molto caute». Ma i dettagli ci sono. Precisi. Per il territorio belga, gli obiettivi sarebbero centri commerciali, ristoranti, fast-food e stazioni di polizia. La stessa tipologia di target che hanno fatto piombare Bruxelles nella massima allerta dopo gli attentati del 13 novembre a Parigi. Benoit Ramaker, portavoce del Centro di crisi belga (Ocam), fa sapere che nonostante quest'ultimo dossier non ci sono indicazioni di minacce così imminenti. Almeno, non tali da imporre misure drastiche come quelle a cui si è assistito: «Quando e se avremo più informazioni, se avremo bisogno di aumentare il livello di sicurezza a 4, come abbiamo fatto diverse settimane fa, prenderemo tutte le misure di sicurezza necessarie, ora non siamo in questo tipo di scenario», ha detto. Un altro portavoce dell'Ocam, Peter Matins, aggiunge che le informazioni «non sono contestualizzate», dunque «non porteranno alla modifica del livello di terrorismo in Belgio».

Derniere Heure non menziona target particolari in territorio francese nonostante il Paese stia ospitando gli Europei di calcio con 51 partite in 10 stadi in tutto il Paese e dove transiteranno più di due milioni e mezzo di tifosi. Ma delle minacce in Francia costanti soprattutto se si tengono presenti i monitoraggi dell'intelligence dei social network e dei forum jihadisti ha parlato ieri il premier francese Manuel Valls. «Quella che stiamo vivendo è una guerra lunga, che durerà una generazione, almeno altri dieci o vent'anni. E altri innocenti perderanno la vita a causa della minaccia terroristica che si è abbattuta sulla Francia». Dopo l'uccisione di Jean-Baptiste Salvint, 42enne vice commissario di polizia, e sua moglie Jessica Schneider, 36, segretaria amministrativa presso il commissariato di Mantes-la-Jolia Magnanville, avvenuta a 50 chilometri da Parigi e rivendicata dall'Isis, l'allerta è alta. «Mi potranno accusare di generare ancora più ansia, ma purtroppo la realtà è questa», ha detto Valls. Per Valls bisogna «andare avanti con il nostro lavoro». Un lavoro assicurato dalle forze dell'ordine, che il presidente François Hollande ha citato nel suo discorso alla nazione dopo l'attentato a Magnanville, parlando di «pieno sostegno» a polizia e intelligence. «Dobbiamo stringere le maglie della rete, continuare a fornire tutti i mezzi alla polizia, alla gendarmeria e ai servizi di informazione», gli ha fatto eco ieri Valls.

«Ci stiamo confrontando con un'organizzazione terroristica che arretra in Siria e Iraq e che si proietta nei nostri Paesi sotto diverse forme». Parliamo, cioè, di milizie e terroristi addestrati e pronti a rientrare in Europa per colpire «Abbiamo un nemico interno con questi individui autoradicalizzati che possono agire con pochissimi mezzi». Un pensiero condiviso dall'Eliseo, tanto che Hollande ha contattato telefonicamente il presidente degli Stati Uniti per far fronte a queste cosiddette «minacce perenni». Al telefono con Barack Obama, dopo l'assalto di Magnanville, Hollande ha raggiunto un punto d'intesa nuovo: «Aumentare la cooperazione tra i servizi francesi e americani» per affrontare la minaccia.

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