Johnson all'attacco dei laburisti «preistorici»

L'affondo del sindaco al leader Corbyn e al candidato Khan favorito alla sua successione

Gaia CesareI passeggeri della metropolitana di Londra «corrono il grave pericolo» di diventare «topi da laboratorio» nelle mani di quei «socialisti preistorici» che vogliono riportare la capitale «indietro fino all'era giurassica». Come nel suo stile, non usa giri di parole il sindaco (uscente) di Londra Boris Johnson per attaccare in un colpo solo i sindacati, l'attuale leader del Labour Jeremy Corbyn, l'ex sindaco «rosso» Ken Livingstone e infine - ed ecco il colpo grosso - per far cadere il velo sul candidato favorito alla sua successione, il laburista Sadiq Khan. Oggetto del contendere è il piano di apertura notturna della London Tube: almeno cinque linee con servizi fruibili 24 ore su 24 da venerdì a domenica, biglietterie elettroniche e automazione dei treni, cioè scomparsa del conducente in molte tratte. Il progetto avrebbe dovuto vedere la luce già quattro mesi fa, a settembre 2015, ma le proteste dei sindacati, che lo scorso agosto hanno paralizzato la capitale, hanno finora congelato la partenza. Ora Johnson, prima di lasciare la poltrona occupata per due mandati, magari in vista di un incarico di governo, entra a gamba tesa nella campagna elettorale con un intervento sul Daily Telegraph in cui chiama in causa il candidato del fronte rivale, il laburista Khan, musulmano di origini pachistane che i sondaggi danno (per ora) in testa nella corsa a sindaco del 5 maggio. Gli chiede di uscire dal silenzio su un argomento cruciale per il futuro della capitale. «È un'opportunità d'oro per fare una dichiarazione di un ovvio assoluto e denunciare questi scioperi folli», scrive Johnson.In queste ore la RMT (Rail, Maritime and Transport Union) ha infatti confermato l'intenzione di proclamare l'ennesimo stop per il week-end in segno di protesta contro la chiusura di gran parte delle biglietterie coinvolte nel piano. Le Unions denunciano la perdita di posti di lavoro, la London Underground replica che si tratta solo di mobilità interna e che, laddove è già avvenuta, ha dato ottimi riscontri sul piano del customer service. Lo sciopero, previsto da sabato mattina e per le successive 48 ore, rischia di creare non pochi disagi a milioni di passeggeri che devono raggiungere il posto di lavoro lunedì mattina.Ed ecco che a tre mesi dal voto, il conservatore Johnson che già siede nel Gabinetto del premier Cameron con un posto d'onore ma senza portafoglio, non perde l'occasione di attaccare il clan rivale. Prima cita i traguardi: i miglioramenti tecnologici che hanno regalato il 25% di passeggeri in più ogni giorno e i ritardi dimezzati. Poi, a proposito della protesta: «Centinaia di bigliettai sono già stati ricollocati (...), le vecchie biglietterie diventeranno coffee shop, minimarket ed edicole. Il nuovo business pagherà gli affitti alla Transport of London (e l'imposta sulle società al governo) e sarà molto più conveniente per i passeggeri dello staff intrappolato dietro a un vetro». Poi arriva l'affondo al papabile successore laburista: «Non attaccherà mai i responsabili di questo sciopero perché è lui stesso un prodotto dei sindacati, il loro zimbello e il loro giocattolo. Lo hanno comprato quando hanno messo 141,306 sterline nelle sue casse». D'altra parte - e qui il sindaco corre a ritroso nel tempo con un colpo basso anche all'ex rivale - il «rosso» Livingstone «era stato il primo ad annunciare dieci anni fa la chiusura delle biglietterie», salvo poi «tirarsi indietro quando i suoi amici del sindacato si sono infuriati». E nel 2007 «fu proprio sotto la sua amministrazione che il management della Tube suggerì di allungare il servizio il venerdì e sabato notte». Cosa accadde? «Livingstone - così la ricostruisce Johnson - annunciò il piano ma poi dovette fare marcia indietro quando i sindacati si rifiutarono di collaborare». Ed ecco la bomba finale: «Fonti affidabili mi hanno informato del fatto che Sadiq Khan ha promesso a Livingstone che lo farà presidente della Tfl», cioè la società che gestisce i trasporti della capitale. «Stanno cercando di rimettere insieme la banda». Una congiura contro il progresso e la modernizzazione della «più grande città del pianeta» secondo il sindaco conservatore che sogna una metropolitana sul modello di quelle asiatiche, senza conducente, ma che trema all'idea di lasciare i trasporti della sua città a chi invece «vuole riportarla al Giurassico».