Juncker, il gendarme Ue che crea i paradisi fiscali

Il presidente della Commissione si atteggia a custode dei conti dell'Unione ma da premier del Lussemburgo trasformò il suo Paese nella mecca degli evasori. E fu attaccato dai media

Alcool, soldi e bugie. Non è un film, ma la vita in tre parole del gendarme Jean-Claude Juncker, il 61enne, ex premier lussemburghese voluto da Angela Merkel come presidente della Commissione europea e trasformato oggi nel castigamatti di Matteo Renzi, dell'Italia e delle sue banche in sofferenza. «Lo sanno tutti il signor Juncker si scola cognac a colazione», titolava nel giugno 2014 il Mail on Sunday citando le indiscrezioni di un diplomatico europeo.

In verità del tris di vizietti «junckeriani» quello alcolico, usato a suo tempo dai giornalisti inglesi per comprometterne la nomina ai vertici Ue, è sicuramente il più veniale. Anche perché l'avvocato Jean-Claude, giurano a Bruxelles, da il meglio di se solo in compagnia d'una bottiglia. E comunque meglio lo Jean-Claude irosamente sbronzo, descritto dagli inglesi, di quello cinicamente lucido che in 18 anni da premier trasformò il Lussemburgo in una Tortuga dell'evasione fiscale. Una Tortuga silenziosa e discreta che inneggiando a Bruxelles è diventata l'unico e ultimo paradiso fiscale di una Ue paladina della trasparenza. Una frode consumata ai danni dei «fratelli» europei garantendo sedi legali esentasse alle multinazionali e conti sicuri agli evasori. Un lavoro oscuro, ma sopraffino grazie al quale un granducato grande meno della metà della provincia di Roma, ha attratto oltre 2.100 miliardi di euro di capitali esteri custoditi in oltre 140 istituti bancari.

Tra questo mare di miliardi e fondi grigi fluttuavano anche quelli del defunto dittatore nord coreano Kim Jong Il Sun. Un dittatore sufficientemente scaltro da capire che il Lussemburgo era diventato, grazie a Juncker, una cassaforte ben più impenetrabile della chiacchierata Svizzera. Così mentre la Confederazione inaspriva i controlli 4 miliardi di dollari nord coreani lasciavano le banche elvetiche per quelle lussemburghesi. Una vera e propria «operazione di riciclaggio» - come la definì il direttore di Human Right Asia Ken Kato - che però non intaccò l'autorevolezza di uno Juncker impegnato a quei tempi a presiedere l'Eurogruppo e a mettere a punto il famigerato fiscal compact. Un fiscal compact che se applicato correttamente al Lussemburgo lo retrocederebbe, probabilmente, al rango della Grecia.

Nel 2012 una ricerca della Stiftung Marktwirtschaft, fondazione berlinese specializzata nella stima del debito reale, attribuì al Granducato un debito «implicito», frutto di un dissennato sistema pensionistico, pari al 1.115,6 per cento del Pil. Bazzecole per una Bengodi d'Europa il cui mezzo milione di cittadini può contare oggi su un prodotto interno lordo pro capite di 78mila dollari, secondo solo ai 100mila dollari pro-capite vantati dagli abitanti del Qatar. Un benessere basato però non su gas o risorse reali, ma sulla legislazione studiata dai governi Juncker per garantire una sistematica frode fiscale ai danni dei «fratelli» europei.

Secondo Grabriele Zucman, autore di Richesse cachée des nations, best seller francese sulla fuga dei capitali, circa due terzi dei circa 800 miliardi d'euro depositati in Svizzera sono passati attraverso fondi lussemburghesi senza generare un solo euro di tasse. E infatti, oltre ad essere assieme all'Austria il solo Paese dell'Unione Europea dove non è automaticamente garantita la trasparenza fiscale, il Lussemburgo è anche la sede legale preferita da tutte le multinazionali impegnate ad evadere le imposte dei vari paesi europei. Prima fra tutti quell'Amazon che scegliendo come sede europea il Granducato, dove il livello di tassazione non supera il 6 per cento, ha risparmiato centinaia di milioni di imposte.

Ma comunque non preoccupatevi: l'avvocato Juncker, nonostante gli undici anni in cui cumulò la carica di ministro delle Finanze a quella di premier lussemburghese, ha sempre negato tutto. Le bugie sono infatti una delle migliori specialità del suo repertorio da grande politico. Un politico definito dalla Suddeutsche Zeitung un autentico «signore della menzogna» quando negò che i ministri delle finanze europei, da lui convocati, stessero discutendo la possibile espulsione della Grecia dalla moneta unica. Juncker del resto non ha mai fatto un mistero della propria amabile propensione alle frottole. Una propensione che il presidente della Commissione ammette di usare al meglio per garantire la sacralità delle decisioni europee. Non a caso nel maggio del 2011, durante una conferenza davanti militanti ai federalisti del Movimento europeo, confidò di esser spesso «costretto a mentire» e aggiunse che le politiche monetarie europee dovrebbero, in verità, esser affrontate in «incontri segreti». O almeno più possibile lontani dagli occhi curiosi ed indiscreti di stampa ed opinione pubblica.

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Commenti

elio2

Gio, 28/01/2016 - 08:51

Alcool, soldi e bugie, ecco spiegato con sole 3 parole quanto male siamo messi, la commissione europea, importantissimo organismo comunitario, ancora di più del parlamento, guidato da un alcolizzato che ha fatto soldi raccontando balle. FUORI da questa europa nemica della gente.

franco-a-trier-D

Gio, 28/01/2016 - 18:13

paradisi fiscali forse no ma una ora fa in Luxemburgo feci rifornimento di carburante a Wasserbillig prezzo benzina euro 0,84 litro (84 centesimi/litro,) benzina euro 1,03/litro, i casi sono due, o i lussemburghesi sono simpatici ai musulmani produttori di petrolio o in Italia avete dei grandi ladroni al governo attuale,ea io sono per la seconda ipotesi mia idea personale i prezzi confermano la mia idea.

franco-a-trier-D

Gio, 28/01/2016 - 18:14

paradisi fiscali forse no ma una ora fa in Luxemburgo feci rifornimento di carburante a Wasserbillig prezzo benzina euro 0,84 litro (84 centesimi/litro,) benzina euro 1,03/litro, i casi sono due, o i lussemburghesi sono simpatici ai musulmani produttori di petrolio o in Italia avete dei grandi ladroni al governo attuale,ea io sono per la seconda ipotesi mia idea personale i prezzi confermano la mia idea...,