Juncker minaccia l'Italia «Mantenete gli impegni o spiacevoli conseguenze»

Ira di Pd e Forza Italia contro il presidente Ue. Padoan: «Non facciamo le riforme perché ce lo dicono gli altri». E l'Ocse: Iva alta ma scarso gettito

RomaJean-Claude Juncker innesca le larghe intese. Contro di lui. Forza Italia e Pd si scagliano contro il presidente della Commissione Ue per un'intervista al quotidiano tedesco Fa z. Francia e Italia dovranno avviare - dice - gli sforzi promessi per rientrare nei parametri del patto di Stabilità, altrimenti «le conseguenze non saranno piacevoli».

E ancora. «Dobbiamo fidarci di italiani e francesi. Poi vedremo, probabilmente a marzo, come andranno le cose. E se alle parole non seguiranno i fatti - e qui arriva la minaccia - le conseguenze non saranno piacevoli». E spiega: «Senza le misure annunciate ci sarà un aggravamento della procedura per disavanzo eccessivo».

«Basta con i diktat di Juncker», alza la voce Maurizio Gasparri. E con lui, fa coro il trio di eurodeputate Pd Bonafè-Moretti-Picierno. «Forse c'è un gemello di Juncker in giro per Bruxelles», ironizza l'ultima.

Pier Carlo Padoan prova a rispondere al presidente della Commissione Ue. «Le riforme - replica il ministro dell'Economia a Bruxelles - le facciamo perché servono a noi e non perché ce lo dicono gli altri».

Proprio per rispettare il patto di Stabilità invocato da Juncker, l'Italia è sesta nella non invidiabile graduatoria mondiale di pressione fiscale più alta. Lo calcola l'Ocse. Nel 2013 il prelievo fiscale in rapporto al Pil è stato pari al 42,6%. Peggio di noi, la Danimarca, la Francia, il Belgio, la Finlandia e la Svezia.

Pura casualità: Francia, Belgio e Italia sono ai primi posti di pressione fiscale fra gli Stati più industrializzati. E sono anche i tre Paesi sui quali la Commissione europea ha sospeso il giudizio sui rispettivi conti pubblici fino a marzo.

In Italia il tasso dell'Iva è pari al 22%, al di sopra della media Ocse del 19,1% ma ha uno degli indici di efficacia del sistema di raccolta (che misura la differenza tra le entrate teoriche e quelle effettive) più bassi dell'area (0,38, a fronte di una media pari a 0,55), per via delle esenzioni e dell'evasione. Lo rileva un rapporto dell'organizzazione di Parigi. In Italia le entrate fiscali legate all'Iva sono pari al 13,8% di quelle totali. Nell'area Ocse negli ultimi cinque anni 20 Paesi su 34 hanno aumentato almeno una volta l'Iva. Di conseguenza, il tasso medio è salito al 19,1% dal 17,6% del gennaio 2009.