Il kamikaze di Bruxelles lavorò cinque anni allo scalo di Zaventem

Francesco De Remigis

«Najim Laachraoui, l'artificiere degli attacchi di Parigi e kamikaze all'aeroporto di Bruxelles, ha lavorato per cinque anni nello scalo di Zaventem». Ne è convinta la rete tv fiamminga Vtm, secondo cui poco prima dell'attentato del 22 marzo, sarebbe stata scoperta anche una sala di preghiera clandestina. Lì, nella zona bagagli dell'aeroporto, «membri dello staff radicalizzati si trovavano per pregare in segreto».

Il ministro dell'Interno Jan Jambon ha detto di aver appreso soltanto ora di Laachraoui e di non essere al corrente della sala preghiere, invitando a non trarre conclusioni affrettate: «Potrebbe essersi radicalizzato mentre lavorava all'aeroporto o in seguito». Laachraoui, però, ha avuto un contratto interinale nello scalo fino al dicembre 2012 ed è certo che due mesi più tardi era già in Siria. «Il governo continuerà a lavorare e farà piena luce sull'accaduto», spiegava un mese fa il premier belga. Solo che più si scava nei meandri dello scalo di Zaventem e più emergono le falle. L'ultima è che poco prima dell'attentato, nell'aeroporto di Bruxelles (12 morti, 20 alla metropolitana), la sala clandestina è stata smantellata senza troppi clamori dalla polizia.

La zona bagagli era diventata un crocevia di jihadisti: scambio di informazioni tra personale di pulizia e foreign fighters, di rientro dalla Siria o da Paesi di transito per il Daesch. Ibrahim el-Bakraoui, uno degli autori degli attentati, era stato espulso a luglio dalla Turchia. Le autorità di Ankara avvertirono quelle belga che l'uomo fosse un foreign fighter, cioè un cittadino Ue andato a combattere per lo Stato islamico. Dopo gli attacchi, il ministro della Giustizia belga si era difeso davanti ai colleghi europei riuniti a Bruxelles: «Siamo stati avvertiti solo dopo l'atterraggio, quando era difficile arrestarlo», poiché munito di carta d'identità belga, ha detto Koen Geens. Lui, come altri nella zona bagagli, veniva intercettato da membri del personale. La sala di preghiera, sostiene Vtm, sarebbe servita anche per lo scambio di documenti.

Il racconto è ancora parziale. Il resto è nelle mani dell'intelligence. Qualcosa era stato detto dagli organi di polizia che lavorano nello scalo. Tanto che la ministra dei Trasporti si è dovuta dimettere (il 15 aprile) per aver ignorato gli allarmi Ue sulla sicurezza dell'aeroporto di Zaventem. Ripetuti anche gli inviti a fare più controlli da parte del personale di sicurezza dello scalo, dove sarebbero almeno 50 i membri del personale radicalizzati. Notizia non smentita dalle autorità belghe. Si era già dimesso il direttore generale di Jacqueline Galant, accusandola di mala gestione del dossier Trasporti soprattutto dopo gli attentati. Oggi non si sa più quale testa far saltare. Ma c'è chi giura che l'indagine è pronta a spostarsi anche al Parlamento europeo dove, da studente di ingegneria, lo stesso kamikaze Laachraoui ha avuto accesso per un mese, come addetto alle pulizie, nel 2009 e nel 2010.