Khan sulle barricate: no alla visita di Trump Il governo non ci sta

Il sindaco di Londra risponde ai tweet polemici del tycoon. Ma Johnson: lui verrà

È sempre più alta la tensione tra Sadiq Khan e Donald Trump, e questa volta ad alzare il tiro è il sindaco di Londra. Il duello tra le due sponde dell'Atlantico prosegue ormai da giorni, da quando il presidente americano ha attaccato il primo cittadino dopo la strage nella metropoli britannica perché a suo parere sottovaluta il rischio terrorismo. Khan, che inizialmente ha snobbato le accuse del tycoon spiegando di avere «cose più importanti da fare», è entrato a gamba tesa chiedendo addirittura al governo britannico di annullare la prevista visita di Trump nel Regno Unito.

«Non penso che dovremmo srotolare il tappeto rosso per il presidente Usa nelle circostanze in cui le sue politiche vanno contro tutto ciò per cui noi ci battiamo», ha affermato in un'intervista a Channel 4, precisando che il Commander in Chief «si sbaglia su molte cose». «Quando si ha una relazione speciale non è diverso da quando si ha un amico stretto - ha aggiunto - li si sostiene nei momenti difficili ma li si chiama a rispondere dei propri errori». Alla sua richiesta, però, il ministro degli esteri Boris Johnson ha risposto picche: «Non c'è ragione» per cancellare la futura visita di Trump, ha spiegato. Anche lui in passato è stato sindaco di Londra, e pur difendendo l'operato di Khan, ha detto di non volersi «intromettere» nella disputa. «Ci sono passato anche io», ha poi rivelato il capo del Foreign Office, ricordando i botta e risposta con Barack Obama quando era lui alla guida della capitale britannica. «L'invito a Trump é stato fatto e accettato, e non vedo ragione per cambiare nulla», ha tagliato corto. Pure la premier Theresa May ha preferito mantenersi neutrale, elogiando l'operato di Khan senza però esprimere un commento sul battibecco con l'inquilino della Casa Bianca. In difesa del presidente Usa sono invece scesi in campo i figli: il sindaco «dovrebbe fare qualcosa per risolvere il problema invece di far finta che non ce ne sia uno», ha detto Donald Jr. Mentre il fratello Eric ha sottolineato che «è diventata la nuova norma e non va bene». Che tra Khan e Trump non corra buon sangue in ogni caso non è una novità: i due si criticano a vicenda fin dalla campagna elettorale americana, quando The Donald ha lanciato l'idea del «muslim ban». E d'altronde si tratta di due personalità che non potrebbero essere più distanti: se il presidente Usa è un grande sostenitore della linea dura in fatto di immigrazione, per garantire la sicurezza del Paese, il sindaco di Londra, musulmano di origine pachistana, è al contrario alfiere dell'accoglienza e dell'integrazione. Nel frattempo, Trump continua ad attaccare : «stanno lavorando per cercare di non farmi usare i social. Non sopportano il fatto che posso inviare direttamente un messaggio onesto e senza filtri», ha detto. «Mi dispiace - ha continuato - ma se mi fossi affidato alle fake news di Cnn, Nbc, Abc, Cbs, Washington Post e New York Times non avrei avuto nessuna chance di vincere la Casa Bianca». Intanto, sul fronte Russiagate, il tycoon ha detto che non invocherà il cosiddetto «privilegio esecutivo», di cui gode come presidente, per bloccare l'attesissima deposizione in Senato dell'ex direttore dell'Fbi James Comey, prevista per giovedì. Mentre il Bureau ha fermato una 25enne accusata di aver passato ai media materiale top secret sull'attacco hacker di pirati informatici al servizio del Cremlino. La contractor lavorava per l'intelligence e secondo i media Usa avrebbe passato le informazioni su cui si basava l'articolo pubblicato dal sito Intercept.