«Killer? Alleviavo solo le sofferenze»

Cazzaniga interrogato in carcere si difende: il protocollo usato per lenire il dolore

Luca Fazzo

nostro inviato a Saronno (Va)

È stanco e provato, Leonardo Cazzaniga, il medico di Saronno arrestato con l'accusa di essersi trasformato in una specie di giustiziere per conto di madre natura, mandando al Creatore i pazienti che - a suo insindacabile giudizio - non aveva più senso tenere al mondo. Sull'anestesista pesano quattro casi di anziani pazienti, morti assai rapidamente dopo essere arrivati al pronto soccorso: ma altre decine sono i fascicoli su cui la Procura di Busto Arsizio sta continuando a scavare.

Cazzaniga è stanco ma lucido, e d'altronde le manette ormai se le aspettava: tanto che le foto dell'arresto lo ritraggono con in mano il codice penale, che nel frattempo si era procurato. Insieme al codice si era procurato anche l'unica linea difensiva possibile, quella che ieri offre nel corso del suo primo interrogatorio davanti al giudice preliminare Luca Labianca: «Volevo solo alleviare le loro sofferenze». Alleviare, non accorciare. Cazzaniga sa che l'eutanasia in Italia equivale a un omicidio volontario, soprattutto se non è il paziente a chiederla. Così si arrocca sulla stessa linea che tre anni fa la Commissione interna dell'ospedale aveva imboccato per non denunciarlo: il «protocollo Cazzaniga» era finalizzato solo a lenire il dolore di pazienti in condizioni spesso estreme e gli alti dosaggi erano resi necessari dall'assuefazione ai farmaci sviluppata dai malati.

Cazzaniga sa che a minare questa versione non ci sono solo le testimonianze delle infermiere che lo hanno denunciato, ma anche le sue stesse parole, registrate dalle microspie dei carabinieri: le spacconate con cui insieme alla sua amante, l'infermiera Laura Taroni, parlava della disinvoltura con cui il «protocollo» uccideva le vittime. Frasi ciniche ed esplicite, che ben difficilmente il medico riuscirà a ridimensionare al rango di battute.

La Taroni invece ha rifiutato di rispondere alle domande dei giudici.