Il killer dell'Isis tiene famiglia: padre e fratello arrestati in Libia

Secondo la polizia di Tripoli il giovane era pronto a colpire Ismail: "Io e Salman facciamo parte dello Stato islamico"

Neppure Scotland Yard immaginava di trovarsi di fronte alla cooperativa del terrore. Una cooperativa a conduzione familiare, che ha progettato e messo in pratica l'attentato di lunedì sera alla Manchester Arena, costato la vita a 22 persone (119 quelle ferite). I colpi di scena si susseguono nelle indagini, perché dopo l'arresto di mercoledì del 23enne Ismail Abedi, fratello maggiore del kamikaze Salman Abedi, ieri sono finiti in manette anche il fratello minore Hashem, 19 anni, e addirittura il padre, Ramadan Abedi, tutti a vario titolo coinvolti nell'atto criminoso.

Secondo l'intelligence britannica Ismail avrebbe costruito, o comunque partecipato alla costruzione, dell'ordigno mortale (foto di alcuni frammenti sono stati pubblicati dalla stampa Usa), che poi avrebbe portato all'interno della Manchester Arena utilizzando uno zainetto o forse un barattolo metallico nascosto sotto una maglietta nera. In qualità di esperto informatico aveva lavorato per il Manchester Islamic Centre, il centro islamico della moschea di Didsbury frequentata dalla famiglia Abedi. Quasi sicuramente è stato lui ad aprire il falso account su twitter @owys663, annunciando lunedì pomeriggio l'imminente attentato.

Gli inquirenti, che nella giornata di ieri hanno effettuato blitz a Manchester, Londra, Wigan e Birmingham, arrestando in tutto 8 persone (tra cui anche una donna), stanno in queste ore ricostruendo la carriera jihadista di Salman. Da quanto si apprende, avrebbe combattuto giovanissimo in Libia nella brigata anti-Gheddafi «Raf Allah al-Sahati», per poi fare la spola tra Londra e Tripoli in almeno altre quattro occasioni (in un paio accompagnato dal padre), l'ultima delle quali a fine aprile. Salman sarebbe tornato il 18 maggio dalla Libia, dove vive il fratello minore Hashem, 19 anni, arrestato ieri dagli uomini di una milizia incaricata della sicurezza di Tripoli su ordine di Londra e che ha ammesso di essere affiliato all'Isis.

C'è dell'altro: il neo-ministro degli interni francese Gerard Collomb ha riferito in un'intervista tv che il kamikaze sarebbe stato anche in Siria, dove avrebbe ottenuto l'investitura ufficiale a colpire in Europa dai vertici dell'Isis. Possibile, a questo punto, che Abedi facesse parte di un più ampio network di attentatori. È tutto da verificare invece il collegamento tra Salman e le cellule che hanno perpetrato gli attentati di Parigi e Bruxelles. Il padre Ramadan Abedi, di professione guardia giurata, è stato ammanettato, pare insieme ad un'altra persona, perché coinvolto nella vicenda, ma, soprattutto, legato al Libyan Fighting Group, organizzazione islamica armata vicina ad Al Qaeda. L'informativa su Abedi era nota persino ai servizi americani, gli stessi che definiscono l'ordigno utilizzato «grande e complesso, realizzato con materiali che difficilmente si possono ottenere nel Regno Unito. È impossibile che l'attentatore non abbia avuto aiuto». Ramadan si è difeso affermando che «Salman non appartiene ad alcuna organizzazione. In famiglia siamo tutti un po' confusi perché Salman non ha questa ideologia». E ha persino aggiunto: «Condanniamo questi atti terroristici contro i civili e le persone innocenti».

Nel frattempo da ieri i siti sensibili di Londra, come Buckingham Palace, Westminster e Downing Street, sono sotto protezione militare. L'ha reso noto Scotland Yard, confermando le parole della premier Theresa May secondo la quale l'aspettativa di un nuovo attacco potrebbe essere imminente. Persino la consueta cerimonia del cambio della guardia a Buckingham Palace è stata cancellata.

Commenti
Ritratto di Opera13

Opera13

Gio, 25/05/2017 - 12:11

Avete dimenticato di proteggere Big Ben.