Il killer di Parma è il figlio calciatore

Ha ucciso madre e sorellina, catturato a Milano ha confessato: il movente non c'è

Parma - Milano l'aveva desiderata quando ancora la sua vita era quella di un trequartista di belle speranze. Gol, assist sulle fasce e qualche soldino, sognando da campione nelle giovanili della Bassa. Ma Solomon Nyantakyi, 21 anni, ha preso a calci i sogni di tutta la sua famiglia, arrivata dal Ghana oltre dieci anni fa, uccidendo martedì pomeriggio, con inaudita ferocia, prima la madre Patience Nfum, 43 anni, poi la sorellina Magdalene di 11 anni, che aveva provato a chiedere aiuto. I vicini l'hanno sentita gridare. Una sola volta. Poi il silenzio: mamma e figlia straziate, con coltelli e mannaia, nella bella casa di Parma messa a soqquadro forse in cerca di soldi. Lui, figlio, fratello ed assassino, in fuga a perdersi sui treni di mezza Emilia. Fino a ieri mattina, quando quell'intercity delle 9, l'ha consegnato, stralunato e assente, in stazione Centrale. Polfer e militari dell'esercito avevano da ore per le mani un suo identikit, diramato grazie alle telecamere che lo avevano inquadrato alla stazione di Parma poco dopo il delitto. É bastato uno sguardo: Solomon ha provato a coprirsi il volto e fuggire ancora. Poi la resa e le prime ammissioni. Con se non aveva né soldi né bagaglio sufficiente ad inventarsi una seconda vita dopo un doppio omicidio. E quel cellulare spento da ore, mentre a Parma tutti si disperavano e lo cercavano, ne aveva già segnato la condanna. Il movente quello no, non è chiaro: agli uomini della squadra mobile di Parma restano dubbi e tanto lavoro. Intanto spuntano le prime ipotesi: la «carriera» di calciatore di Solomon ormai si era interrotta forse perché il ragazzo ultimamente alzava il gomito e aveva cominciato a fumare canne. «Di tutta la famiglia era l'unico che non andava in chiesa», ricorda una vicina, parlando sottovoce. Già, chiesa pentecostale, quartiere di San Leonardo: frequentatissima dai tanti immigrati della zona. Eppure dissidi pesanti in famiglia non ce n'erano mai stati o non erano noti. Al massimo qualche rimbrotto in più da parte di mamma Patience che avrebbe voluto, in alternativa a quella vita nel pallone, un lavoro normale e piedi per terra come l'altro fratello Raymond, 25 anni, metalmeccanico che il calcio lo ama sì, ma in tv. Fred, il padre, era a Londra per lavoro: pare che nel futuro dei Nyantakyi ci fosse proprio l'Inghilterra e la possibilità di un nuovo trasferimento per tutti. Ora sono rimasti solo dolore e rimpianto per non aver capito che l'orrore stava per bussare alla porta. Un padre, un assassino e un altro figlio. Già, è stato proprio l'altro ragazzo, Raymond, mercoledì sera, a vedere mamma e sorellina riverse nel sangue. Prima di accasciarsi, in silenzio per ore, sul pianerottolo, mentre la Scientifica faceva i rilievi, ha avuto solo la forza di chiamare uno zio, ripetendo come un automa: «Quando non c'è papà, è lui che devo chiamare, perché è il grande di casa».