Koku, 128 anni di assoluta infelicità

È russa la donna più vecchia del mondo: «Mai avuto una gioia in vita mia»

Sara Mauri

«La mia vita è stata una punizione divina». Si può arrivare a 128 anni e pensare di non essere mai stati felici? Che cos'è la felicità? Forse è un attimo che scappa e vola via, un attimo che anche solo per un istante c'è stato. Koku Istambulova dice che felice non lo è stata mai. E a giugno festeggerà il suo 129° compleanno. Sopravvissuta a tre guerre e due deportazioni, probabilmente è la donna più vecchia del mondo. Una storia triste, quella di Koku. Una vita difficile. «Quando lavoravo, i miei giorni scorrevano uno dietro l'altro è ora non vivo, mi sto solo trascinando». Di lei non si conosce l'età esatta. I suoi documenti sono andati persi nella seconda guerra cecena, combattuta tra il 1999 e il 2009. A segnalare l'età di Koku è stata la Cassa pensione della Federazione Russa, ma la rilevazione si basa sul passaporto, che mostra la data di nascita: 1° giugno 1889. The Sun scrive che se fosse vero avrebbe battuto il record di persona più vecchia del mondo.

Ma Koku ricorda bene e racconta che nel 1944 è stata deportata, insieme a tutta la sua famiglia e alla nazione cecena, in Kazakistan. «In Kazakistan ci odiavano». Ma fu anche deportata in Siberia perché accusata di collaborazione nazista. Ma lei ricorda i carri armati tedeschi che, negli anni 40, sono passati davanti casa sua. E lei, che aveva paura, rimaneva «nascosta in casa». Koku aveva 101 anni quando è collassata l'Unione Sovietica; 99 quando è crollato il muro di Berlino. Ne aveva 55 quando la Seconda Guerra mondiale è finita. E ha vissuto il tempo degli zar di Russia e il tempo della rivoluzione. Aveva 27 anni quando lo zar Nicola II abdicò. A detta sua, ha vissuto una vita infelice. Una vita di miseria. «Ho sempre lavorato, non ho mai avuto un momento per riposarmi o divertirmi». Il Daily Mail le ha chiesto il segreto della longevità, lei ha risposto: «Era la volontà di Dio, non ho fatto nulla per farlo succedere» e aggiunge di essere stanca perché la sua vita «non è affatto un dono di Dio per me, ma una punizione divina». Adesso riesce a parlare, riesce a nutrirsi e camminare, anche se la vista è debole. Mangia carne, poca, ma beve latte fermentato (che adora). E non ha la più pallida idea di come è stato possibile vivere così a lungo. Tamara, la sua ultima figlia, è morta a 104 anni. Un altro figlio l'ha perso quando lui aveva 6 anni. «Vorrei essere morta quando ero giovane». Non è stata accontentata.