L'abbraccio di Bergoglio per i preti "scomodi"

Papa Francesco sulla tomba di don Primo Mazzolari e poi a Barbiana da don Milani

«Preti scomodi», uomini di Dio «che hanno lasciato una traccia luminosa nel servizio al popolo di Dio». Papa Francesco sui passi di don Primo Mazzolari e di don Lorenzo Milani, due sacerdoti che Bergoglio invita a seguire. La visita del Pontefice argentino a Bozzolo, nel mantovano, e a Barbiana, vicino Firenze, sulla tomba dei due preti non sarà una riabilitazione ma è una svolta. I due sacerdoti erano già da tempo stati rivalutati dalla Chiesa. Per il prete antifascista, che alla sua epoca fu esiliato e guardato a vista dalle autorità ecclesiali, è partita nel 2015 la trafila per la beatificazione. E ieri il vescovo di Cremona ha annunciato l'apertura del processo il 18 settembre. Per don Milani, la diocesi di Firenze, pur tra mille precisazioni e distinguo, già da tempo ha archiviato l'epoca nella quale il sacerdote maestro veniva censurato ed emarginato.

Ma non era mai accaduto che un Papa si recasse sulle loro tombe; a pesare sono infatti più i gesti, i silenzi, gli sguardi. Prima ancora delle parole. «I parroci sono la forza della Chiesa in Italia ha esordito Francesco quando sono i volti di un clero non clericale, danno vita a un magistero dei parroci, che fa tanto bene a tutti».

Don Primo Mazzolari è un esempio per tutti i sacerdoti. «Era il parroco d'Italia; la personalità sacerdotale di don Primo non è una singolare eccezione sottolinea il Papa - ma uno splendido frutto delle vostre comunità, sebbene non sia stato sempre compreso e apprezzato». Ha ricordato, Bergoglio, l'idea di una «Chiesa in uscita» cara a lui come a Mazzolari, «il parroco dei lontani» che si è preoccupato non di definire a tavolino un metodo di apostolato valido per tutti e per sempre, ma di proporre «il discernimento come via per interpretare l'animo di ogni uomo». Poi l'invito a tutti i sacerdoti a seguire il suo esempio, ad avere «buon senso e a non massacrare le spalle della povera gente». Per Bergoglio, dunque, «don Primo non è stato uno che ha rimpianto la Chiesa del passato, ma ha cercato di cambiare la Chiesa e il mondo attraverso l'amore appassionato e la dedizione incondizionata».

Dopo la visita a Bozzolo, il Papa si è recato a Barbiana, in provincia di Firenze, per commemorare don Lorenzo Milani. Prima una visita privata al cimitero, poi la preghiera silenziosa; infine il discorso. «Sono venuto a rendere omaggio a un sacerdote che ha testimoniato come nel dono di sé a Cristo si incontrano i fratelli nelle loro necessità e li si serve, perché sia difesa e promossa la loro dignità di persone». Don Milani «ci insegna anche a voler bene alla Chiesa, con la schiettezza e la verità che possono creare anche tensioni, ma mai fratture o abbandoni». «Pregate per me ha concluso il Papa - che anche io prenda l'esempio di questo bravo prete». Sul parroco di Barbiana, tuttavia, arriva un freno dell'arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori. «Non ci sarà alcun processo canonico, almeno fino a quando ci sarò io. Dopo non tocca a me dirlo. Ma io non credo alla santità di don Lorenzo: qui non ci farò un santuario». Di tutt'altro avviso è il nuovo presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti. «Per come l'ho conosciuto io, don Lorenzo Milani è santo. E il santo non è colui che ha meno difetti di tutti o che moralmente ha il profilo più alto di tutti. Questa è una concezione della santità un po' superata. Il santo è uno che è vaccinato di Spirito Santo. E che rimane anche con il suo caratteraccio», ha detto il porporato.