L'accordo con l'Iran? Diverso da Paese a Paese

«Non è una questione di fiducia», ha detto il presidente americano Barack Obama nel suo consueto discorso settimanale alla nazione. Stava parlando del recente storico accordo sul nucleare appena raggiunto con l'Iran, i cui dettagli dovranno essere studiati da qui alla fine di giugno, quando dovrebbe esserci la firma ultima e definitiva. L'intesa si basa «su verifiche senza precedenti» e se «l'Iran inganna lo sapremo», ha spiegato Obama. E non è certo per fiducia che in queste ore il Pentagono ha testato la più potente bomba bunker-buster del suo arsenale, in grado di distruggere impianti nucleari sotterranei, come quelli iraniani, mentre la Nato ha fatto sapere che lo scudo antimissile in Europa resta nonostante il raggiunto accordo.

Se il diavolo si nasconde nei dettagli, da qui al 30 giugno c'è tempo per vedere crescere la tensione tra i negoziatori che hanno faticato nelle scorse settimane a trovare un compromesso a Losanna. E i primi segnali di due visioni differenti si hanno già in queste ore in cui sia da una parte sia dall'altra, Stati Uniti e Iran devono presentare e vendere questa intesa alle fazioni più scettiche dell'opinione politica interna: i repubblicani americani sono contrari da mesi all'intesa voluta fortemente dall'Amministrazione democratica di Obama, mentre in Iran le frange più radicali della politica hanno già criticato in queste ore un accordo che considerano una disfatta per Teheran. Così, i documenti con cui i due Paesi presentano l'intesa in casa sono simili, ma non uguali e le distinzioni raccontano due interpretazioni diverse dello stesso evento politico. Lo spiega il Wall Street Journal , che ha analizzato ieri i due documenti e ha fatto tradurre la versione iraniana dal Belfer Center dell'Università di Harvard. Dove gli americani parlano di «sospensione» delle sanzioni economiche soltanto dopo che le ispezioni dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica abbiano verificato la corretta implementazione dei parametri - ancora generali - dell'accordo, gli iraniani scrivono che le sanzioni legate al nucleare saranno «annullate». E su Twitter lo stesso ministro degli Esteri Javad Zarif, protagonista delle trattative, ha scritto: «L'Ue terminerà l'implementazione di tutte le sanzioni economiche e finanziarie legate al nucleare». Gli ispettori dell'Aiea per gli Stati Uniti avranno accesso alle installazioni nucleari iraniane su base «regolare», per Teheran «su base volontaria e temporanea». Washington spiega alla sua opinione pubblica che l'Iran ha accettato di non arricchire uranio oltre la soglia del 3,67% almeno fino al 2015, mentre l'Iran parla di un periodo di dieci anni durante il quale oltre 5.000 centrifughe continueranno ad arricchire uranio oltre il 3,67% nella centrale di Natanz.

L'accordo «sarà positivo per tutti», ha detto venerdì parlando alla nazione il presidente iraniano Hassan Rouhani, artefice assieme a Obama del disgelo diplomatico tra i due Paesi. E nei sermoni del venerdì in Iran, l'intesa è stata lodata come un successo del regime, nonostante l'opposizione di lunga data dei politici e dei religiosi più oltranzisti. La sopravvivenza dello storico accordo sta ora nel passaggio dal quadro generale a quello dei dettagli, quando non sarà più possibile costruire sulle sfumature due narrative diverse.