L'accusa è certa: Amanda e Lele colpevoli Lui a un passo dalla cella, lei al sicuro a casa

Tutti col fiato sospeso. In attesa di una sentenza. L'ultima, inappellabile. Un sì o no. Colpevoli o innocenti. Sette anni e mezzo sono passati da quando Meredith Kercher venne uccisa all'indomani della festa di Halloween nella casa che condivideva con altri studenti a Perugia.

Ieri sul banco degli imputati, davanti agli ermellini, c'era solo Raffaele Sollecito. Amanda Knox, la sua ex fidanzata, coimputata ma lasciata libera di tornarsene in America, nella sua casa di Seattle, quando si è aperta l'udienza era immersa nel sonno. Fuso orario, ma non solo. «È preoccupata, molto preoccupata. In questo periodo dorme molto», fa sapere dalle colonne di un giornale locale il suo legale Carlo Dalla Vedova. Condannata nel processo d'appello a 28 anni, la biondina dalla faccia d'angelo difficilmente rimetterà piede nel Belpaese. Comunque vada. Da tempo lo ripete, a chiare lettere. Col fare della «vamp», pronta al matrimonio e alle indiscrezioni che lascia volutamente circolare insieme a foto dal sapor gossipparo. Ma quali le reali possibilità di portarla in Italia, se condannata? Ben poche visti i precedenti con gli Usa, tantopiù se la bella ventisettenne - come si sussurra - fosse davvero incinta. Si è preparata a ogni eventualità «Foxie Knoxie». Con Raffaele Sollecito che potrebbe essere l'unico a pagare in «quest'odissea» che secondo il New York Times «deve servire da monito a tutti i giovani americani che si comportano da scapestrati quando studiano all'estero». Domandandosi poi retoricamente se Amanda sia invece «vittima innocente di un sistema giudiziario sconcertante», ovvero quello italiano.

Per il gup Mario Pinelli, che ieri ha chiesto la conferma delle condanne di Amanda e Lele, non ci sono dubbi: sono loro - insieme con Rudy Guede, gia condannato a 16 anni con rito abbreviato - i colpevoli. Mez non sarebbe stata uccisa per aver rifiutato un gioco erotico ma «dopo un litigio violento». Secondo la ricostruzione dei giudici, l'universitaria inglese, che «nutriva molte riserve sul comportamento della coinquilina (Amanda, ndr)» venne colpita al collo «da due armi da taglio distinte»: una impugnata dalla Knox (un coltello da cucina di 31 centimetri trovato a casa di Sollecito) e l'altra da Sollecito (più piccolo, mai rinvenuto). Sollecito ieri ha ascoltato in aula protetto dalla sua famiglia. Accanto la nuova fidanzata, Greta. Venerdì la Cassazione deciderà se avranno un futuro.

Commenti

gpl_srl@yahoo.it

Gio, 26/03/2015 - 17:31

in italia ci deve essere assolutamente sempre un colpevole: costi quel che costi ed anche se Sollecito non lo fosse, deve essere condannato per accontentare quella opinione pubblica che lo ha già condannato.