"Basta speculazioni, non ci sono ombre. Ecco la verità sui conti di Fiera Milano"

L'ad dell'ente, Enrico Pezzali, contrattacca dopo che la Fondazione ha rinviato il sì al bilancio. "I dati vanno letti. Il 2015 è iniziato con un incremento a due cifre del fatturato"

Enrico Pazzali, ad di Fiera Milano spa

Milano - I giornali dai titoli cupi. Il bilancio che non viene approvato e slitta. Numeri che non convincono. Che succede alla Fiera di Milano?

Enrico Pazzali, l'amministratore delegato da sei anni sul ponte di comando, mostra sorridendo grafici e tabelle: «Capisco la preoccupazione della Fondazione, il nostro azionista di riferimento, ma vorrei tranquillizzare tutti: abbiamo iniziato il 2015 alla grande, con un incremento del fatturato a due cifre».

Scusi, qua si parla del 2014 e del 2013.

«Ci stavo arrivando. E ancora una volta vorrei correggere dati e cifre che vanno letti con attenzione».

Fiera Milano ha un margine operativo lordo non esaltante. La macchina arranca?

«Vede, noi abbiamo un elemento non indifferente: l'affitto dei capannoni e delle strutture di Rho, con un canone che paghiamo proprio alla Fondazione».

I numeri?

«Nel trienno 2012-2014 abbiamo dato alla Fondazione Fiera 162 milioni. Una cifra imponente. I nostri competitor , italiani ed europei, pagano un canone molto, molto inferiore. E anche noi, fino a un certo punto, versavamo un canone più basso. Per capirci, nel trienno 2003-2005, quando i padiglioni erano ancora al Portello, Fiera dava alla Fondazione 102 milioni. Nel triennio 2009-2011, in cui il mercato era meno contratto, la Fiera garantiva alle casse della Fondazione 119 milioni».

Molti meno rispetto ai 162 di oggi.

«Questo grazie all'allora presidente Luigi Roth che a fronte della crisi ci aveva concesso 41 milioni per il sostegno allo sviluppo. Capisce?

Questo finanziamento è stato tagliato dalla Fondazione dopo l'avvento di Benito Benedini?

«Mi pare che l'azionista si sia concentrato sull'abbattimento del debito della Fondazione. E di conseguenza, faccio presente che il nostro margine operativo lordo, depurato dell'affitto ma tenendo conto delle spese straordinarie di manutenzione, sarebbe molto diverso».

Insomma, come va la Fiera?

«Fiera Milano, se teniamo conto di questi elementi, aveva un mol del 24 per cento nel 2012 e del 20 per cento nel 2013».

Dati accettabili?

«Basta guardarsi intorno. Francoforte viaggia al 19-20 per cento, Veronafiere è al 12-13 per cento, staccatissima, quasi doppiata, Bolognafiere è in linea con noi. Poi, per carità, si può sempre fare meglio, ma mi creda non siamo secondi a nessuno. Pur avendo attraversato un periodo di recessione durissimo, che ha provocato una contrazione del mercato fieristico italiano del 9,5 per cento, abbiamo tenuto e speriamo di continuare. Il 2015, come accennavo, è partito molto bene, poi vogliamo giocare al meglio la sfida di Expo che sta sorgendo proprio di fianco a noi nell'area di Rho-Pero».

Fiera Milano Media, vostra controllata, è stata svalutata di circa 10 milioni rispetto ai 29 attuali. Un altro scivolone?

«No, è la crisi. D'altra parte Fiera Milano Media, che controlla 3 riviste di settore e una società di education, è stata acquistata dal precedente consiglio. Abbiamo cercato di gestirla al meglio. Ma l'editoria perde colpi ovunque, non solo dalle parti di Fiera Milano».

Il bilancio?

«Nessun problema, nessuna ombra, niente di niente. Non accetto speculazioni su un punto così' importante e delicato Semplicemente i test di impairment , la valutazione della svalutazione e mi perdoni il bisticcio, sono arrivati da pochi giorni e ci vuole il tempo adeguato per leggerli. Venerdì ci ritroviamo per discutere il bilancio e poi riprendiamo il nostro lavoro».

Gli obiettivi?

«Senza false ipocrisie siamo i numeri uno del mercato. Abbiamo portato via a Parma il segmento di Cibus e con Tutto Food cresciamo a ritmi forsennati, con un più 40 per cento Abbiamo calamitato da Bologna Linea Pelle e il mondo delle concerie e stiamo lanciando una nuova manifestazione di floricoltura. Questa settimana partiamo con l'edilizia, settore in cui ci siamo affermati con grande rapidità. Stiamo preparando un appuntamento per le farmacie e ospitiamo la manifestazione canina mondiale. Poi c'è Itma, la fiera delle macchine tessili, con un flusso previsto di oltre 120 mila persone. La verità è che Milano è tornata a dettare il ritmo all'Italia e all'Europa, come ai tempi della mitica Fiera Campionaria. Faccio anche notare che tutta questa realtà ha una ricaduta sul territorio che vale 4 miliardi di euro».

La Fondazione di Benedini deve rinnovare le cariche della Fondazione ai primi di aprile e il clima si è fatto pesante. Lei ha le valigie in mano?

«No, io sono impegnato a lavorare per Fiera Milano 15 ore la giorno per sette giorni la settimana».

Sullo sfondo della querelle Fondazione-Fiera ci sarebbe anche un braccio di ferro fra la Lega, che sta con Benedini, e Forza Italia, che appoggia lei e la Fiera.

«Io vorrei essere valutato per il mio lavoro e per il piano industriale che presenteremo nei prossimi giorni».

Benedini è al centro di un fascicolo: la procura ipotizza un possibile conflitto di interessi fra il suo gruppo imprenditoriale e gli appalti della Fondazione.

«Non ho né il ruolo né la posizione per poter giudicare».