L'addio commosso a Wondy, la cronista simbolo della lotta al cancro

Valeria Braghieri

«Non ti è stato risparmiato neppure un briciolo di strazio finale. E quando hai alzato entrambi gli indici delle mani al cielo dicendo Ma perché è così faticoso arrivare lassù?, beh sappi che ti ci avrei portata in braccio...».

«...Lo so che le persone sono stupite. Ma stava così bene!. No, non stava bene. Ogni tre settimane in ospedale si sottoponeva a esami del sangue (un buco in vena ogni 20 giorni, con la prospettiva che fosse per tutta la vita) con annessa visita e responso sulla possibile avanzata del tumore (e ogni volta il sospiro di sollievo: Bene, dai, è fermo, chissà tra 20 giorni); ogni tre mesi faceva una risonanza (Sai che c'è gente che quando arriva il mezzo di contrasto nelle vene si fa la pipì addosso? A me non è mai successo, bene dai); ogni giorno prendeva 4 pastiglie di farmaco sperimentale per tenere sotto controllo le metastasi (fanno 1460 pastiglie l'anno, con la prospettiva che fosse per sempre). Non stava bene. Solo che non lo diceva. Solo che consolava gli altri. Lei...».

«...Ora vai. Mi hai guardato negli occhi, quando eravamo vicini all'ultimo chilometro, e mi hai detto: Spero solo, almeno, di lasciare in te e nei bambini un bel ricordo. Lasci qualcosa di più: mi hai semplicemente insegnato come si vive. Non imparerò mai, puoi scommetterci, ma ti prometto che ce la metterò tutta...».

«... Non potevo fare più nulla, per lei, se non una cosa: preservarne la dignità, proteggerne il silenzio e il sorriso appena un po' incrinato. Se avessi fatto diversamente, esponendola, non me lo sarei perdonato per il resto dei miei giorni. Di più, avrei violato un suo preciso volere. Non si fa, se si ama... Che la Vita finalmente ti sorrida un po'. Veglia sui tuoi bimbi, sorreggili, guidali... Prometto di rispettare le tue ultime volontà. Tranne una. Perdonami. Prometto di prendermi cura dei nostri bambini. Prometto di portarti sempre con me. Ti chiedo un ultimo sforzo: da lassù getta sul capo di ognuno di noi una goccia del tuo inesauribile ottimismo... Mi vivi dentro. Tuo, Ale».

Questi sono solo alcuni passaggi della lettera che il giornalista di Radio24, Alessandro Milan, ha scritto a sua moglie, Francesca Del Rosso («Wondy»), morta di tumore a 42 anni, dopo 6 di calvario. Francesca lascia due bambini: Angelica e Mattia, «la Iena» e «l'Unno». E lascia un sacco di altre cose: amici, libri, articoli, viaggi, un blog, «Wondi» appunto, che descrive come si diventa super eroi per battere il cancro. Non l'ha battuto Francesca, il cancro. Il malato «ha perso la battaglia», si dice. Perso...?