L'addio di Davide: «Basta dolore»

Suicidio assistito in Svizzera e accuse all'Italia: «I politici dovrebbero vergognarsi»

Nino Materi

Davide è steso sul letto. È lucido. Sereno. Le sue ultime due parole sono: «Basta dolore». Una frase accompagnata da un ampio gesto della mano. Davide sembra voler abbracciare la morte. Che, dopo pochi istanti, arriva puntuale. E se lo porta via. Davide, adesso, forse sta scherzando con dj Fabo; forse si staranno raccontando le rispettive storie, tanto diverse, eppure tanto uguali. Soprattutto per la loro scelta di dire addio alla vita. Che vita, però, non era più. Al suo posto, solo una sopravvivenza sofferta, come quella di un animale in trappola, impossibilitato a guarire. Allora l'unica liberazione è «bere» il veleno della clinica svizzera che accoglie i migranti della dolce morte: dolce si fa per dire, perché il suo vero sapore è di cicuta. Davide ieri quell'amaro calice lo ha provato, concludendo così il suo viaggio da frontaliere dell'eutanasia. Lui, come l'esercito di 200 italiani che ogni anno marcia desolato in terra elvetica lungo il fronte del suicidio assistito. Davide Trentini, 53 anni, malato incurabile di sclerosi multipla, è l'ennesimo soldato di una guerra avvilente che non fa onore all'Italia. Truppe disperate costrette - in nome di un conflitto tutto ideologico - a procedure che umiliano corpo, mente e anima. E meno male che c'è qualche associazione che fa da «supplente» a un buco normativo di cui i nostri legislatori dovrebbero vergognarsi (ma di cui non si vergognano affatto, almeno a giudicare dall'aula deserta che ha accolto l'ultimo dibattito parlamentare sull'eutanasia ndr). Nel video postato su Facebook da «Eutanasia Legale», promotrice della campagna «Liberi fino alla fine», Davide invita a «focalizzare tutto sulla parola dolore. Il resto è in più...». Il video - accompagnata dalla colonna sonora della canzone preferita da dj Fabo - ha una voce fuori campo che dice: «Alle nove di questa mattina Davide Trentini ha ottenuto l'aiuto medico alla morte volontaria nel rispetto della legge svizzera». «Davide ha concluso il suo percorso di sofferenza con la sua morte liberamente scelta - ha aggiunto Mina Welby, copresidente dell'associazione Luca Coscioni -. Un'azione fatta anche per il nostro Paese, perché rifletta sulla sua scelta di libertà. «L'eutanasia di Davide avvenuta in un altro paese e non in Italia dove viveva e pagava le tasse da cittadino italiano, è una sconfitta per i nostri politici - ha detto all'Agi Filomena Gallo, dell'Associazione Luca Coscioni -. Adesso la nostra battaglia prosegue più che mai perché ogni giorno sono tanti i casi di persone che chiedono di poter accedere al suicidio assistito. Alle nove di questa mattina, Davide ci ha lasciato, è stato accompagnato e assistito da Mina Welby e Marco Cappato. Ora, alla politica chiediamo di assumersi la responsabilità e di dare risposte ai malati».

Pochi mesi fa Davide ha chiesto alla madre, 73 anni (anche lei gravemente malata), di aiutarlo a farla finita. La donna ha scritto a una clinica svizzera, ma ha scoperto che la «dolce morte» ha un prezzo non solo umano, ma anche economico: 10mila euro. Soldi che devono essere versati in anticipo ai responsabili svizzeri delle «cliniche della morte» e che non vengono restituiti neppure in caso l'aspirante suicida dovesse ripensarci. Un business con tante - troppe - zone grigie che Il Giornale ha denunciato in vari articoli.

La risposta? Un muro di silenzio.