L'albergatore che rifiuta il posto al cameriere nero

Andrea Cuomo

Non è sempre una buona notizia un imprenditore che dice di no al lavoro nero. Non se il precetto è inteso al modo di un albergatore di Cervia, sulla riviera romagnola. L'uomo ha rifiutato un lavoro stagionale da cameriere a un 28enne milanese di colore, stracciandogli in faccia un accordo verbale già preso. Il tutto - est modus in rebus - per mezzo di un sms che, ci scommetteremmo, all'imprenditore deve essere sembrato perfino gentile: «Mi dispiace - recita il messaggio - ma non posso mettere ragazzi di colore in sala qui in Romagna la gente è molto indietro con mentalità scusami ma non posso farti venire giù ciao». L'assenza di punteggiatura e di tatto sono come da originale.

Il ragazzo (genitori brasiliani, ma lui vive in Italia dall'età di tre anni) l'ha presa comprensibilmente male, un po' per l'evaporare di un lavoro stagionale su cui aveva fatto conto e molto per l'umiliazione da apartheid occupazionale. Ha fatto vedere il messaggio alla mamma, che ha contattato i sindacati, che sulla faccenda hanno scatenato una giustissima cagnara. L'albergatore per ora è anonimo ma probabilmente non lo resterà a lungo. La faccenda ha tutta l'aria di non finire qui. Ci saranno vertenze, interviste al ragazzo, le prevedibili repliche dell'albergatore e tutto il can can mediatico che la lista nera di collocamento si porta dietro. La storia, diciamocelo, è incommentabile. Ma il diavolo, si sa, risiede nei dettagli. E a noi ciò che inorridisce di più è la spiegazione fornita dall'uomo al ragazzo scartato, quel tono ipocritamente confidenziale che nelle intenzioni avrebbe dovuto fungere da consolatoria pacca sulla spalla: «In Romagna la gente è molto indietro». Indietro? La Romagna? Una terra che ogni estate sopporta l'invasione di tedeschi con i calzini bianchi corti sotto le Birkenstock si scandalizzerebbe per un ragazzo di colore che serve il cappuccino? Qualcuno spieghi all'imprenditore che la Romagna del 2017 non è il North Carolina degli anni Trenta. Sappiamo come andrà. L'imprenditore si scuserà. Dirà di essere stato frainteso. Che lui voleva tutelare il ragazzo da manifestazioni di intolleranza da mezza pensione. Farà esercizio di «benaltrismo» come usa. Ci proveà a buttarla in caciara. Ma a condannarlo, più dell'intolleranza, sarà la viltà di attribuire agli altri i propri pregiudizi.

Commenti

mariod6

Ven, 04/08/2017 - 10:28

I pregiudizi saranno anche personali dell'imprenditore, le motivazioni saranno anche indifendibili, ma rimane il fatto che poteva farlo arrivare a Cervia e dopo tre giorni cacciarlo via perché non idoneo, e nessuno avrebbe potuto obiettare.

Dordolio

Sab, 05/08/2017 - 08:03

Cuomo scrive un articolo di maniera. Ridicolo. Infantile. A me personalmente non importa un piffero del colore della pelle di chi incontro nel mondo del lavoro. E mori me ne girano anche per casa. Ma a molti altri importa e come. Magari a quelli che - come clienti - ha l'albergatore in questione. Che deve CAMPARE sul suo lavoro. E suppongo conosca i suoi "polli". E il relativo pollaio, altrimenti non si sarebbe esposto così. Se Cuomo non capisce questo dettaglio, cambi lavoro. Perchè non può vivere su un altro pianeta e pretendere di scrivere DI e SU questo.