L'allarme dei servizi segreti: «Terroristi islamici in Italia»

Nella relazione al Parlamento si paventano attacchi come quello della strage a Parigi

L'Italia è «sempre più esposta» ad attentati di matrice islamica. Idem per il resto d'Europa dove è alto il rischio di «attacchi eclatanti sullo stile di quelli di Parigi». Al punto che ieri la Russia ha ammesso, per voce del ministro allo Sport Viotali Mutko, che potrebbe aver bisogno di aumentare le spese per la sicurezza per i campionati mondiali di calcio del 2018.La relazione annuale al Parlamento dei servizi segreti, di 130 pagine, è un bollettino di guerra e lancia l'allarme sull'infiltrazione dei terroristi nelle rotte dei migranti nei Balcani, nuovo hub dell'estremismo islamico nel vecchio continente. La Direzione nazionale antimafia denuncia in contemporanea che «le indagini sulle attività delittuose dello Stato Islamico nel nostro Paese confermano l'intreccio tra criminalità organizzata di tipo mafioso e terrorismo internazionale. Più che un intreccio, una totale compenetrazione».L'allarme lanciato dall'intelligence conferma che l'Italia è un «obiettivo potenzialmente privilegiato sotto un profilo politico e simbolico/religioso, anche in relazione alla congiuntura del Giubileo». Non solo: siamo sempre più «terreno di coltura di nuove generazioni di aspiranti mujaheddin, che vivono nel mito del ritorno al Califfato e potrebbero decidere di agire entro i nostri confini». Un quadro da far tremare i polsi aggravato dalla rivelazione del capo della polizia, Alessandro Pansa, che ieri ha ammesso: «Ci sono state decine di allarmi ma i nostri sistemi si sono mostrati sempre efficaci». Pure il procuratore antimafia e antiterrorismo Franco Roberti ha confermato che «il pericolo in Italia è elevato».Stesso copione per il territorio comunitario, dove ci si aspetta nuovi attentati «ad opera sia di emissari, inviati ad hoc, inclusi foreign fighter, sia di militanti eventualmente già presenti (e integrati/mimetizzati) in Europa» su ordine delle roccaforti dello Stato islamico in Siria e Iraq. L'offensiva militare sul terreno che sta mettendo in difficoltà le bandiere nere rischia di scatenare una reazione del terrore a casa nostra. L'intelligence si è focalizzata sulle infiltrazioni delle organizzazioni terroristiche «che possono inquinare i canali dell'immigrazione e sottoporre alla radicalizzazione elementi poi destinati ad emigrare nei Paesi europei». Sulla direttrice nordafricana, attraverso i barconi dalla Libia, gli allarmi sono tanti, ma con scarsi riscontri. L'infiltrazione «si presenta più concreta lungo l'asse della rotta balcanica» si legge nelle relazione 2015 dei servizi al Parlamento. Dai Balcani sono partiti 900 jihadisti per i fronti della guerra santa in Iraq e Siria. In Bosnia e Sangiaccato montenegrino sono annidate cellule legate ad Al Qaida. Le bandiere nere hanno maggiore penetrazione in Kosovo e Macedonia. Un miscuglio esplosivo, che secondo i servizi indica rischi concreti «per l'eventualità di un insediamento nella regione di basi logistiche in grado di supportare pianificazioni terroristiche contro Paesi europei, incluso il nostro».Sul piano interno il fenomeno dei volontari della guerra santa in partenza dal nostro paese, per ora 93, «è risultato in costante crescita, evidenziando, l'auto-reclutamento di elementi giovanissimi, al termine di processi di radicalizzazione spesso consumati in tempi molto rapidi e ad insaputa della stessa cerchia familiare». Un altro fronte si è aperto con il proselitismo jihadista nelle carceri. «I detenuti per reati comuni - scrive l'intelligence - sembrerebbero i più vulnerabili a percorsi di radicalizzazione ideologico-religiosa e potrebbero, all'atto della scarcerazione, decidere di raggiungere i territori del Califfato o comunque nutrire sentimenti di rivalsa nei confronti del nostro Paese».