L'alt della Ravetto: «Schengen si tocchi solo in Parlamento»

Roma Onorevole Laura Ravetto, lei oggi riunisce a Roma come presidente del Comitato Schengen i suoi omologhi di tutta Europa. Per quale motivo?«Schengen è un accordo che sancisce un diritto, quello alla libera circolazione, conquistato da tutti i cittadini europei. È doveroso, nel momento in cui viene messo in discussione, che siano le assemblee parlamentari ad esprimersi. Non è un caso che la mia proposta di un confronto tra i vari organismi di controllo abbia ottenuto adesioni immediate».Qual è lo stato di salute del Trattato?«Schengen oggi è a rischio soprattutto perché non si è deciso di investire su un sistema comune per il controllo delle frontiere esterne. È come se in un condominio tutti decidessero di installare porte blindate nei loro appartamenti, lasciando una fragile cancellata all'esterno. Ma se togliamo anche Schengen dell'Europa resta davvero ben poco».Quale approccio dovrebbe avere l'Ue per rafforzare la sua sicurezza interna?«Schengen oggi viene messa in discussione per colpa di un altro Trattato, quello che fa ricadere gli oneri dell'accoglienza sullo Stato di primo approdo, ovvero il Trattato di Dublino. È qui che si concentrano gli egoismi degli Stati europei. I ricorsi contro i programmi di redistribuzione dei migranti da parte di diversi Paesi Ue sono la prova più evidente che sta avendo la meglio l'Europa degli egoismi, un'Europa à la carte dove ciascun Paese sceglie nel menu solo quello che gli fa comodo».Cosa pensa della procedura di infrazione contro l'Italia per non aver raccolto correttamente le impronte ai migranti?«È incredibile. La procedura va a colpire lo Stato più colpito dal fenomeno, quello che più si sta spendendo per gestire l'emergenza, mentre gli altri voltano le spalle. Senza dimenticare che ci sono regole che impediscono anche solo di prendere le impronte se qualcuno si rifiuta. Io sono una europeista convinta, ma non è questa l'Europa che mi rappresenta».Quale messaggio spedirete a Bruxelles e ai governi europei?«Deroghe, modifiche o potenziamenti delle regole Schengen non possono passare solo attraverso riunioni di governi, spesso neppure eletti. Serve un passaggio parlamentare e una validazione democratica».FdF