L'antimafia sequestra un miliardo e mezzo al paladino antiracket

Era diventato il simbolo dell'antiracket da quando aveva alzato la testa dicendo «no» al pizzo, facendo arrestare, con la sua testimonianza, cinque tra capimafia ed esattori di Misilmeri. Ma Gaetano Virga, imprenditore siciliano del settore calcestruzzi, secondo la Dia di Palermo ha beneficiato del determinante appoggio di Cosa nostra per l'aggiudicazione di lavori e di appalti pubblici nel settore dell'edilizia. Insieme con i familiari Carmelo (66 anni), Vincenzo (78 anni), Anna (76), Francesco (71 anni) e Rosa (68 anni) si era creato un impero sfruttando l'appartenenza alla famiglia mafiosa dei Marineo, legata al mandamento di Corleone. La Dia ha sequestrato trust, beni immobili e mobili registrati, rapporti bancari, per l'esattezza 33 aziende prevalentemente nel settore calcestruzzi, 700 tra case, ville e immobili, 80 rapporti bancari, 40 assicurativi e oltre 40 mezzi, per più di un miliardo e 600 milioni di euro. Gli imprenditori originari della provincia di Palermo erano riusciti a sviluppare e a imporre il loro «Gruppo imprenditoriale» anche attraverso il «metodo Siino», cioè organizzando «cartelli» tra imprenditori, per l'aggiudicazione «pilotata» degli appalti pubblici. Gaetano Virga era per tutti l'imprenditore antiracket. Si era persino costituito parte civile in un processo e le sue testimonianze avevano contribuito allo scioglimento del comune di Misilmeri per infiltrazioni mafiose. Ma forse Virga stava eliminando dal giro la concorrenza - in fondo denunciò il suo estorsore Stefano Polizzi che, in un'operazione dei carabinieri, finì in manette insieme con Francesco Lo Gerfo, ritenuto il capomafia di Misilmeri - o più semplicemente cercava di sviare l'attenzione degli investigatori dalle sue attività e dal suo ingente patrimonio, accumulato in modo ingiustificabile.