L'antiterrorismo? Ha le armi spuntate

Pronto intervento armato solo di Beretta. E le mitragliette erano difettose

Squadre antiterrorismo con una Beretta. Una storia tutta all'italiana. Uno immagina che le squadre antiterrorismo attive in Italia, le Uopi (Unità operative di pronto intervento) istituite dal ministero dell'Interno nell'aprile 2015 dopo l'attentato di Charlie Hebdo, siano dotate dei più corazzati mezzi difensivi e invece si scopre che sono dotate di una semplice Beretta, la PM 12. O meglio, fino all'altro giorno le Uopi avevano delle pistole mitragliatrici, ma ora queste sono state ritirate perché difettose. A sollevare la questione con una lettera a firma del segretario generale Valter Mazzetti e indirizzata al ministero dell'Interno è il sindacato Ugl Polizia di Stato che denuncia il «malfunzionamento della pistola mitragliatrice HK UMP fornita in dotazione e di recente ritirata», la sua «sostituzione con la beretta PM 12» e la «mancata assegnazione a quel personale delle squadre Uopi dell'indennità promessa». Una tripletta che fa centro. «A seguito degli attentati terroristici perpetrati in Francia si legge nella lettera - il ministero dell'Interno, dipartimento della Polizia di Stato ha deciso di istituire delle nuove squadre di primo intervento, specificatamente addestrate ed equipaggiate al fine di fronteggiare la nuova minaccia terroristica». Squadre, in tutto 20, per un totale di 220 operatori, dislocate nei vari capoluoghi di provincia d'Italia, il cui personale è stato selezionato e addestrato dai Nocs (Nucleo operativo centrale di sicurezza). Un addestramento intensivo di un mese a Roma. «Un corso molto pesante spiega a Il Giornale Vincenzo Trotta, responsabile addestramento e formazione personale e consigliere regionale Ugl Polizia di Stato Veneto - sia dal punto di vista mentale che fisico dove gli operatori sono stati formati per rispondere a eventuali attentati terroristici». I poliziotti avevano ricevuto in dotazione una pistola mitragliatrice della Heckler&Koch, azienda tedesca specializzata nella produzione di armi, con installata una torcia abbagliante molto forte e un puntatore ottico che permetteva di centrare un bersaglio a 50, 60 metri. Ma, ci si è accorti che «la pistola mitragliatrice dice Trotta - in alcuni casi dava dei problemi, detto in parole povere non sparava. La ditta aveva sostituito i modelli ma il problema non si è risolto e quindi il Capo della Polizia ha deciso di ritirarli per evitare che l'operatore presti servizio con un'arma non efficiente. Ora, come si può pensare di contrastare il terrorismo internazionale con una Beretta PM 12 che ha un sistema di puntamento completamente obsoleto perché è del 1978?». «É assurdo tuona Mauro Armelao, segretario generale regionale Ugl Polizia di Stato Veneto che i poliziotti delle Uopi, che hanno sacrificato la famiglia, abbiano un munizionamento calibro 9, mentre i terroristi si muovono con armi da guerra e Kalashnikov. Squadre di primo intervento nate per intervenire in caso di attacchi terroristici, che si ritrovano azzoppate per il ritiro dell'arma. Mi auguro che le Uopi non facciano la fine dei poliziotti di quartiere. In Italia, bisogna cambiare rotta, la sicurezza non va affidata alla fortuna, c'è bisogno di investire su armamenti ed equipaggiamenti adeguati». «Vogliamo che il ministero ci dia risposte aggiunge Trotta - e che ci dia la stessa arma o un'altra, purché abbia le stesse funzioni del fucile tolto. Il ministero poi ci aveva garantito una indennità economica particolare. Sono passati due anni e ancora non è stata percepita».