Campania, mina sulla campagna elettorale di Renzi

Il dossier Campania rischia di condizionare l'intera campagna elettorale del Pd e di Matteo Renzi

L'imbarazzo che nel Pd accompagna la vittoria alla primarie in Campania di Vincenzo De Luca è più o meno lo stesso che in Forza Italia fa seguito alle notizie della possibile rottura - per il momento rientrata - di Sandro Bondi e Manuela Repetti. Due questioni che aleggiano per tutto il giorno nei capannelli che si formano in Transatlantico, ma su cui nessuno si prende la briga di intervenire pubblicamente. Troppo delicato il caso De Luca per un Pd che proprio impugnando la legge Severino ha fatto decadere Silvio Berlusconi da senatore della Repubblica, troppo esplosivo il malcoltento che serpeggia dentro Forza Italia verso i big del partito. Di qui - su tutti e due i fronti - la scelta del silenzio, così da non alimentare polemiche ulteriori.

Eppure, il dossier Campania rischia di condizionare l'intera campagna elettorale del Pd e di Matteo Renzi. Perché se l'intenzione del premier era quella di giocare la partita in prima fila - così da fare da traino - ora la situazione si fa un po' più ingarbugliata. Insomma, a meno di non voler andare a braccetto con De Luca - che difficilmente si può presentare come uno dei simboli della rottamazione renziana - oppure decidere di “ignorare” la Campania, sarà più complicato per Renzi giocare all'attacco.

D'altra parte, il caso De Luca è paradossale. Non solo perché - per usare un battuta che girava ieri a Montecitorio - il Pd si dimostra così all'avanguardia da candidare governatore uno che allo stato non può essere eletto. Ma soprattutto perché la legge Severino - quella applicata all'ex sindaco di Salerno dopo la sua condanna in primo grado per abuso di ufficio - è lo strumento con cui il Pd giustificò il voto per far decadere Berlusconi da senatore. Quel Pd di cui proprio Renzi era già a tutti gli effetti il dominus , visto che diventerà formalmente segretario l'8 dicembre 2013, una decina di giorni dopo il voto di Palazzo Madama contro Berlusconi.

Una situazione quantomeno stravagante, insomma. Con l'imbarazzo di un Pd consapevole dei «due pesi e due misure», tanto dal chiudersi in un rigoroso silenzio. E con un Berlusconi sempre più convinto che la strada delle primarie non sia affatto la panacea di tutti i problemi.