l'appunto

D opo la grande ascesa dell'ultimo anno, adesso l'onere della prova sta tutto a Matteo Salvini. Che di qui a poco più di 40 giorni dovrà confermare nelle urne i numeri che gli attribuiscono i sondaggi. Sarà per questo, forse, che dopo qualche tempo in sordina il segretario della Lega ha ricominciato a spingere sull'acceleratore. Non solo rispetto alla qualità, con affondi sempre più tranchant , ma anche sul fronte della quantità. Solo ieri mattina, per dire, si è concesso nell'ordine sulle frequenze di Radio Padania prima e alle telecamere di Mattino 5 e L'aria che tira poi. Insomma, quasi una maratona oratoria, con la ribalta dei siti ieri e le prime pagine oggi per l'uscita sui campi rom: «Se fossi Renzi o Alfano, preavviso di sfratto di 6 mesi e poi li raderei al suolo con le ruspe».

Un affondo che come era prevedibile ha dato il la a una più che prevedibile polemica culminata nella presa di distanze del Vaticano. Tutto secondo un copione scontato e che Salvini aveva ovviamente ben presente. Di qui, l'impressione che il segretario della Lega abbia volutamente tirato la corda, magari per riprendersi il centro della scena proprio nei giorni in cui i sondaggi iniziano a registrate una certa stanchezza nel voto leghista. Andare all'incasso nella tornata amministrativa di maggio, infatti, oggi è certamente più complicato di ieri. Intanto perché in Veneto le ultime rilevazioni danno Flavio Tosi in salita e la candidata del Pd Alessandra Moretti sempre più vicina all'uscente Luca Zaia. Chissà, insomma, che non abbia ragione Umberto Bossi che ancora ieri in Transatlantico andava ripetendo che «cacciare Tosi prima delle Regionali è stato un errore». C'è, poi, il fronte Liguria. Perché se avesse corso Edoardo Rixi l'effetto volano sul voto leghista sarebbe senza dubbio arrivato, mentre la candidatura dell'azzurro Giovanni Toti pare aver tolto verve alla campagna del Carroccio. Ieri, per dirne una, Rixi ha disertato l'apertura della campagna elettorale di Toti a Genova perché impegnato a «incontrare i segretari locali del Carroccio». Le aspettative della Lega, insomma, potrebbero restare deluse. Anche in considerazione del fatto che Campania e Puglia da sole contano 10 dei 22 milioni di italiani chiamati al voto. Sono Regioni in cui il Carroccio fa comunque fatica ed è chiaro che contribuiranno non poco ad abbassare il dato nazionale della Lega. Che certo farà meglio del 6,2% delle Europee dello scorso anno, ma magari potrebbe non trovare per Salvini l'investitura di leader nazionale.