l'appunto

È una fibrillazione in sordina quella che sta vivendo il centrodestra in queste ore. E non certo perché le tensioni di questi mesi si siano attenuate, visto che nelle ultime settimane è stato un vero e proprio crescendo. Non solo dentro Forza Italia ma anche nei rapporti tra Forza Italia e gli altri partiti dell'area, la Lega in primis . A creare una sorta di gigantesca bolla d'aria in cui tutto pare sospeso c'è però la tornata amministrativa di primavera: il voto che si terrà il 31 maggio e, soprattutto, la chiusura delle liste elettorali che avverrà il 2 maggio alle ore 12. E potrebbe essere proprio quella la deadline di una tregua destinata a non reggere. Fatte le liste, infatti, i malumori di deputati e senatori che oggi tacciono solo per prudenza o convenienza torneranno a non essere più sopiti, tanto più che ci sarà chi - soprattutto nel Centro-Sud dove la partita delle preferenze ha un suo peso - cercherà di usare la tornata elettorale per contarsi. E non solo un big come Raffaele Fitto, il che è scontato visto il livello di scontro tra lui e il gruppo dirigente di Forza Italia, ma anche i piccoli portatori di voti che proveranno comunque a marcare il territorio.

Insomma, il rischio concreto è che già dal 2 maggio si vada verso il «liberi tutti», con la tenuta dei gruppi parlamentari di Forza Italia che sarà messa a dura prova. Non tanto dalla pattuglia che fa capo a Denis Verdini - molti di loro si dicono convinti che la rottura non avverrà alla Camera sull' Italicum ma al Senato sulle riforme istituzionali - quanto dai fittiani. Che con ogni probabilità non si limiteranno più, come accaduto ieri, a disertare quasi in massa la riunione dei gruppi parlamentari con Silvio Berlusconi. L'ex premier, dal canto suo, resta alla finestra. È consapevole che la tornata elettorale non sarà indolore ed è deciso a scaricare quella che ormai considera la zavorra del partito per azzerare tutto e ridisegnare Forza Italia da zero. Allo stesso tempo è convinto che dopo il voto potrà riproporsi come interlocutore principale di Matteo Renzi. Con un approccio di dialogo su alcune questioni chiave, come per esempio l'emergenza immigrazione. Ma comunque come deciso oppositore della politica del governo, andando anche a riprendersi quell'elettorato che negli ultimi mesi si è spostato su Matteo Salvini. Che, dicono i sondaggi riservati arrivati sulla scrivania di Arcore, potrebbe anche perdere la scommessa del Veneto se è vero che Flavio Tosi è dato al 14% e rischia seriamente di complicare la corsa alla riconferma di Luca Zaia.