l'appunto

Non è la prima volta e certo non sarà l'ultima. Per Matteo Renzi, infatti, è ormai un'abitudine quella di muoversi seguendo traiettorie che sempre di più vanno ad intercettare simpatie ed umori dell'elettorato di centrodestra. Al punto che ieri c'era chi ipotizzava che il premier abbia già messo in cantiere un'offensiva per cercare di bilanciare lo stroppo sull' Italicum così da solleticare la parte sinistra dell'elet torato democratico, magari utilizzando il famoso «tesoretto» per gli incapienti.

D'altra parte, in questo anno e passa a Palazzo Chigi, Renzi si è trovato sempre più spesso ad essere in sintonia con una fetta di Paese che non è certo riconducibile soltanto al popolo del Pd. Che, anzi, è più che mai lacerato. Con l'ala sinistra che guarda a Maurizio Landini e a Sel e con il corpaccione di centro che inizia invece a fare i conti con quello che di qui a breve potrebbe essere il Partito della Nazione: un enorme contenitore che tenga insieme l'elettorato moderato del Pd e degli ex Forza Italia, oltre che di quel centro che oggi fa capo ad Area popolare.

Non è un caso che ormai da tempo molte delle scelte e dei provvedimenti di Renzi si rivolgano proprio a quel tessuto sociale che fino a qualche anno fa si riconosceva in Forza Italia senza se e senza ma. Il Jobs Act ne è certamente l'esempio più lampante, con tutto quello che ne è seguito. Lo scontro violento con il sindacato e in particolare con la Cgil di Susanna Camusso, per esempio. Perché se nel centrosinistra ha alimentato tensioni e inquietudini, nel popolo di centrodestra è stato invece visto con curiosità e pure con un pizzico di compiacimento. Renzi, insomma, sa toccare i tasti giusti di un pezzo di quell'elettorato che si è sempre riconosciuto in Forza Italia. Anche la cosiddetta «rottamazione», per dirne un'altra, ha fatto breccia. Perché non è un segreto che Romano Prodi o Pier Luigi Bersani o Massimo D'Alema non siano certo nel Pantheon del centrodestra. Si arriva così alle fiducie sull' Italicum , ennesima prova di forza di un premier deciso non solo a tirare diritto come un treno ma pure a farsene vanto. E anche in questo caso va rilevato che l'elettorato di centrodestra non disdegna né il decisionismo né la risolutezza con cui è stata messa all'angolo la minoranza dem.

Viene quasi il dubbio che quella di Renzi si una strategia lucida e mirata, magari con un occhio a possibili elezioni anticipate.