Dopo l'Aquarius, la Trenton Ma Salvini non fa retromarcia

Nave Usa a largo di Augusta con 40 migranti, 12 morti in mare. Niente Sardegna per i 629 diretti a Valencia

Sui migranti è necessario che i leader europei parlino tra loro e non gli uni degli altri». Mentre la Ue - per bocca della sua portavoce Margaritis Schinas - si limita ad affermazioni di principio, 669 persone continuano a vagare per il Mediterraneo. Sono i 629 divisi tra Aquarius, la nave della Marina militare Orione e la pattuglia Dattilo della Guardia costiera, e altri 40 salvati martedì dalla nave americana Trenton a 20 miglia dalle coste libiche. La prima ha allungato il viaggio verso Valencia a causa del mare mosso, la seconda attende istruzioni al largo di Augusta dopo aver lasciato in mare i corpi di 12 migranti morti nel naufragio.

Ma andiamo per ordine. Ieri mattina, con un «tweet», la ong Sos Mediterranée ha comunicato che il comandante della Dattilo ha deciso di cambiare rotta dopo una notte passata tra onde di 4 metri e vento a 35 nodi. Il convoglio ha deviato la rotta lungo la costa orientale della Sardegna utilizzando l'isola per ripararsi dal vento e navigare in condizioni meno complicate. Circumnavigarla «tagliando» poi per le Bocche di Bonifacio significava ritardare l'approdo a Valencia fino a sabato sera o domenica, mentre a bordo - pur avendo dormito al coperto ed essendosi rifocillati col cibo distribuito dalla Guardia costiera - molte persone accusavano sintomi da mal di mare.

Inevitabile quindi che il passaggio delle navi di fronte al porto di Arbatax rimettesse sul tavolo l'ipotesi di un approdo in Italia. Ipotesi caldeggiata da Medici Senza Frontiere e suggerita tra le righe anche dall'alto commissario europeo Federica Mogherini («è una questione su cui la Ue non ha competenze, ma visto lo stato del mare è chiara indicazione della legge internazionale che ogni sforzo deve essere fatto per minimizzare il tempo che queste persone passano sulla nave»), ma subito respinta da Matteo Salvini.

«La Aquarius andrà in Spagna», ha ribadito il ministro degli Interni. Che poi non ha risparmiato il sarcasmo: «Non è che adesso possono decidere dove iniziare e finire la crociera. Si tratta di una nave che normalmente viaggia con 500 persone e ora ne ha a bordo cento, se sono in difficoltà vuol dire che hanno problemi loro». Salvini, come al solito, è stato iperattivo anche sui social. Prima ha dedicato un «che vergogna» allo scrittore Edoardo Albinati che si augurava la morte di un bambino sulla Aquarius, dopodiché ha rilanciato le parole del comandante della Guardia costiera libica: «Se l'Italia chiude i porti - ha detto - diminuiranno le partenze».

L'altro fronte caldo, come detto, riguarda invece la nave Trenton. Con un comunicato sul suo sito la US Naval Forces Europe ha ricostruito le fasi di soccorso: «Abbiamo salvato prestato cure a una quarantina di persone. Durante le operazioni abbiamo visto 12 cadaveri in acqua ma abbiamo dato priorità ai vivi, poi la barca di salvataggio è tornata a cercarli ma non li ha trovati». La versione integra quella della ong tedesca che opera sulla nave Sea Watch 3, secondo cui «gli americani hanno chiesto al Centro di soccorso marittimo italiano di trasbordarli da noi a condizione dell'assegnazione di un porto sicuro ragionevolmente vicino, ci sono venuti incontro e siamo rimasti fermi per 24 ore in attesa di una risposta che non è arrivata».

In realtà la sala operativa di Roma ha spiegato che il soccorso non è stato coordinato da loro e quindi non spetta all'Italia indicare un porto. La Trenton rimane di fronte al porto di Augusta, un nuovo caso diplomatico che sta esplodendo. «Ma problema non sono i 40 della Trenton - ha detto Salvini in serata, bensì i 650 mila arrivati negli ultimi anni».

Commenti

MARCO 34

Ven, 15/06/2018 - 14:01

Anch'io ho sofferto il mal di mare sulle navi della Tirrenia andando in Sardegna, tra l'altro pagando il biglietto