L'arbitro ricusato finisce davanti al giudice La società in causa: «Ma intervenga il Csm»

Rapporti tra l'ex studio dell'esperto e la controparte. Ma lui non si dimette

Cristina Bassi

Milano Il caso dell'arbitrato tra Siram e Gestione integrata, con la ricusazione dell'arbitro da parte della seconda, si fa intricato. E potrebbe finire persino al Csm.

L'udienza per decidere sulla ricusazione dell'avvocato e professore Luigi Arturo Bianchi, nominato dalla corte d'Appello di Milano presidente del collegio arbitrale che dovrà dirimere la disputa tra le due società, si è svolta lunedì davanti alla Settima sezione civile. Il giudice depositerà la decisione entro lunedì. Ed è molto attesa dalle parti in causa. Il valore dell'arbitrato infatti, anch'esso promosso da Gestione integrata, si aggira intorno ai 300 milioni di euro e di conseguenza l'onorario dell'arbitro varrà centinaia di migliaia di euro (in un caso analogo sempre milanese di arbitro ricusato e poi rimosso in un'altra disputa tra aziende la parcella era addirittura di quasi 4 milioni). Intanto emergono alcuni dettagli sui motivi della ricusazione e sui «colpi» assestati in aula dalle controparti.

Perché a Gestione integrata non piace l'arbitro Bianchi e perché non lo considera imparziale? Gli avvocati dell'azienda ricusatrice avrebbero scoperto che almeno uno degli studi legali in cui ha lavorato Bianchi compare tra i fornitori di Siram. Vale a dire: lo studio ha fornito una prestazione alla società e risulterebbe una parcella per tale servizio liquidata nel 2012. Questo documento è stato allegato alla richiesta di ricusazione. Una circostanza «scandalosa» per Gestione integrata. La controparte avrebbe spiegato che i rapporti passati con lo studio di Bianchi sono una conseguenza della fusione attraverso un'incorporazione della società Dalkia Solar.

Resta il fatto, quindi ammesso anche da Siram, che l'arbitro in passato ha lavorato per uno dei due litiganti. Da parte sua Bianchi avrebbe spiegato di non essere stato al corrente che il suo studio fosse fornitore della multinazionale francese. Si chiedono però a Gestione integrata, la cui battaglia con Siram dura ormai da tre anni: perché ora che lo sa non si dimette di sua iniziativa e senza aspettare la decisione del giudice civile. «Attendiamo la decisione del professor Bianchi per decidere le prossime mosse - spiega Giuseppe Calafiore, legale di Gestione integrata -. Infatti abbiamo a questo punto il dubbio che il professor Bianchi in effetti non fosse al corrente della circostanza che il suo studio è inserito nell'elenco dei fornitori della controparte e che pertanto sia in assoluta buona fede. Oggi però ne è al corrente. Non può non avere la sensibilità di tutelare anche l'apparenza di terzietà. La decisione di proseguire o meno nella sua veste di presidente è sua indipendentemente della decisione del Tribunale di Milano. La violazione dell'obbligo di astensione per cause diverse dalle questioni di ricusazione è stata qualificata in passato del Csm sub specie (sotto forma, ndr) di abuso d'ufficio. L'obbligo di astensione è stato affermato proprio in casi in cui risultava palese il sacrificio dell'apparenza di terzietà. Ci è stato sempre insegnato che il giudice deve non solo essere ma apparire tale». Gli avvocati dell'azienda di ricusatrice però vanno oltre. Vogliono sapere se al momento delle nomina di Bianchi i giudici della corte d'Appello conoscessero i suoi rapporti con Siram. In caso affermativo - annunciano - solleveremo la questione davanti al Csm attraverso la Procura generale.