L'architetto dei vip ucciso: arrestati ex moglie e amante

A un anno dal delitto i carabinieri sbrogliano la matassa: la donna non voleva che Molteni vedesse le loro due figlie

Andrea Acquarone

nostro inviato a Como

Un caso Gucci in salsa brianzola. Stessa trama, identiche modalità, uguale il risultato.

Undici mesi e dieci giorni dopo l'omicidio dell'«architetto del lusso», al secolo Alfio Vittorio Molteni, ammazzato mentre rincasava in quel di Carugo (Como), i carabinieri del reparto Crimini violenti del Ros sono riusciti a trovare anche gli ultimi due tasselli del diabolico mosaico. I più importanti, soprattutto i più difficili da incastrare: le menti del delitto. Il finale può apparire banale, arrivarci per gli uomini coordinati dal colonnello Paolo Vincenzoni è stato un cammino a ritroso. Un'indagine paziente, lenta, certosina, contrappuntata da intercettazioni, immagini da «sbobinare», fermi (una decina), arresti e verità da decriptare.

I due che, materialmente, spararono all'architetto cinquantottenne languono in cella dallo scorso luglio; chi gli aveva mandati si è ritrovato ieri, ancora nel sonno, con le manette ai polsi.

Una coppia assassina, secondo gli investigatori, e clandestina. Eccola: Daniela Rho, 45 anni, ultima ex moglie del designer, madre di due figlie avute dalla vittima e Alberto Brivio, 49, sposato con un bambino, ma suo amante da tre anni. Un insospettabile: commercialista, volontario nella Caritas, dirigente di svariate società sportive dilettantistiche sparse per la Brianza, ex candidato consigliere comunale ad Arosio. Insomma figura rispettata e fino a ieri stimatissima non solo a Mariano Comense, dove abitava con la famiglia. Pur di assecondare la compagna segreta, gonfia di odio e rancore verso l'ex marito, l'avrebbe aiutata ad organizzare l'omicidio.

Lei voleva Alfio morto in nome delle figlie. Benestante rampolla di una famiglia di mobilieri, pretendeva che il papà non vedesse più le «sue» ragazzine. Se n'era infischiata persino della sentenza del giudice al momento della separazione, tanto che Molteni, quattro mesi prima di essere ammazzato, l'aveva denunciata per violazione delle disposizioni sull'affidamento. Da una parte la battaglia legale dell'uomo;, dall'altra l'inizio di una guerra combattuta a suon di minacce e intimidazioni. Non solo verbali. E che sarebbero sfociate nell'omicidio. Daniela pagava per spaventare e far male all'ex. Tramite il commercialista-almeno stando all'accusa- arruolava balordi pronti a tutto. Mille euro per ogni «dispetto» all'ex. Da mesi l'architetto era nel mirino. Lo ricordano le denunce, le ultime poco prima di morire. Il 27 maggio dello scorso anno, a Mariano Comense un incendio doloso distrugge la sua Range Rover. Poi stessa sorte, alla macchina del figlio avuto dalla prima moglie. Il 17 giugno, i soliti ignoti gli lanciano una molotov contro la finestra di casa, a Carugo; il 25 luglio, due energumeni lo aggrediscono a Cabiate, mentre va a trovare le figlie, vicino a casa dell'ex moglie. E sempre in luglio un altro «avvertimento». Pesante: otto colpi di pistola sparati contro le mura della sua abitazione. Un'escalation finita con un paio di colpi, alle gambe ma mortali. Era la sera del 15 ottobre 2015. Forse non volevano uccidere i sicari, quella missione-si è scopre adesso- valeva per loro 10mila euro. Gli aveva un altro insospettabile, una guardia giurata già finita in manette. Ora il cerchio si è chiuso.