L'attacco dei dem a caccia di rivincite: "Basta coi doppiopesismi dei 5 Stelle"

Roma Sono più onesto io o tu? È nel tuo partito che bisogna fare pulizia o nel mio? La questione morale si usa come un'arma, soprattutto al seguito delle inchieste, e ora che è esploso il caso Pizzarotti è il Pd ad attaccare il M5S.

Dem e grillini si giocano l'eredità del Pci di Berlinguer, in gara per presentarsi come campioni di rettitudine. Da settimane il partito del premier Matteo Renzi è sotto schiaffo per indagini, arresti e dimissioni che hanno travolto ministri, sottosegretari, dirigenti, ma quando i pm accusano il sindaco di Parma Federico Pizzarotti di abuso d'ufficio, cerca di prendersi la rivincita denunciando il «doppiopesismo» di Grillo e dei suoi.

«Siamo curiosi - dice il deputato del Pd Andrea Romano- di sentire Di Maio e compagnia. Noi siamo e rimaniamo garantisti, ma il problema sono i Cinque Stelle con la loro doppia morale». Accusa il vicepresidente grillino del Senato di essere «un giorno è forcaiolo e quello seguente (quando arrivano avvisi di garanzia ai suoi) garantista». Romano rinfaccia a Virginia Raggi di aver detto che «dimettersi sarebbe consegnare uno strapotere ai magistrati».

La candidata sindaco di Roma del M5s su Pizzarotti non si sbilancia e a chi le chiede se deve lasciare la poltrona, risponde: «Lo valuterà lui». Poi parla di «avvisi di garanzia usati come manganelli», provocando la reazione del presidente Pd Matteo Orfini: «Non conosce il senso del ridicolo». La frase non piace anche ai vertici M5S e lei aggiusta il tiro sulla collaborazione con i pm. «La magistratura sta verificando. Come sempre, se dovesse emergere una condotta contraria alla legge e ai principi del M5S chiederemo un passo indietro», chiarisce Roberto Fico, del direttorio.

Una settimana fa Renzi ha ammesso che nel Pd la questione morale esiste, ma c'è anche negli altri partiti. E sul blog di Beppe Grillo era comparsa la «piovra piddina che opprime l'Italia». La gara tra moralizzatori prosegue e i grillini non rinunciano a rivendicare la loro diversità. Grillo, però, non telefona a Pizzarotti, come ha fatto con il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin.

La linea prudente non piace ai falchi del M5S e c'è chi accusa il direttorio, Di Maio in testa, di aver fatto una serie di errori, da Quarto in poi, invece di far tornare i cittadini alle urne sui sindaci inquisiti.

Tra i dem, Beppe Lumia invita il M5S a cambiare tono, ricorda che «nessuno può puntare il dito contro gli altri». Noi, aggiunge, «dovremmo scatenare fulmini e saette e dire chi di arma ferisce di arma perisce», invece... Invece, è proprio quello che fa il Pd. «Il M5s predica bene e razzola male», ironizza Stefano Pedica. «Prima Quarto, poi Livorno, ora Parma. Noi siamo sempre garantisti, voi cari grillini?», insiste Stefano Esposito.