Laureati italiani più poveri d'Europa

Per salario ultimi con la Spagna. Le pensioni invece (un po') più ricche

Roma L'Italia non è un paese per giovani. E neppure per laureati visto che i nostri concittadini che a fatica si conquistano un titolo di studio triennale sono quelli che guadagnano meno rispetto ai loro colleghi europei. Un gap imbarazzante mentre proprio ieri l'Istat ha certificato che lo scorso anno in media le pensioni sono cresciute: più 283 euro al mese per tutti i 16,2 milioni di pensionati.

Dunque il paese continua a guardare al passato e la favoletta che si vuole investire sui giovani è rimasta soltanto una vaga promessa e i laureati italiani sono sempre, quasi, gli ultimi in Europa. Ancora una volta è Eurostat a certificare come il sistema Italia continui ad arrancare ed invece di recuperare terreno lo perda ancora rispetto al resto dei paesi Ue.

E francamente non c'è da stupirsi. Basta guardare allo sconcertante invito ad investire in Italia lanciato qualche mese fa attraverso un opuscolo curato dal Ministero dello Sviluppo Economico con un sorridente Ivan Scalfarotto, il sottosegretario, che in sostanza invita gli investitori stranieri a venire in Italia perché qui il personale altamente qualificato costa poco. Così recita l'opuscolo: «Un ingegnere in Italia guadagna in media 38,500 all'anno contro i 48,500 che si incassano nel resto d'Europa». Come si fa a non capire che l'ovvio risultato di questa propaganda non è l'arrivo di investitori in Italia ma l'esodo degli ingegneri italiani verso paesi dove ottengono un salario più alto?

Allora in generale Eurostat certifica non soltanto che l'Italia ha salari molto bassi, superiori soltanto a quelli di Grecia, Spagna e Portogallo ma che se si guarda proprio ai salari dei laureati siamo buoni ultimi insieme alla Spagna sotto la soglia dei 35.000 euro annui. Con un master si riesce a salire nella fascia tra i 50 ed i 60mila euro annui sempre abbondantemente sotto la Germania. Non solo. Si parla di cifre lorde e dunque a questi dati si deve aggiungere che l'Italia vanta un cuneo fiscale al 42 per cento e dunque un confronto al netto è ancor più penalizzante per gli italiani. Ed è sempre Eurostat che anche quest'anno ha certificato che in Italia in particolare la laurea non garantisce un immediato sbocco nel lavoro come invece accade più frequentemente nel resto della Ue. Solo un ragazzo italiano su due infatti trova lavoro entro tre anni dalla laurea. Ed è il dato peggiore nell'Unione europea dopo quello della Grecia. La media europea nel 2014 era dell' 80 per cento contro il 52,9 del nostro paese. Se si guarda alla sola Germania la percentuale sale al 93,1. E per i diplomati in Italia si scende al 30,5 occupato entro i tre anni.

FA