L'Austria fa dietrofront "Niente carri armati al confine del Brennero"

Rientra la minaccia di spostare i blindati: «Un malinteso». Minniti: «Avevamo ragione»

Retro-marsh! L'Austria si smentisce e precisa. «Non stiamo dispiegando blindati al Brennero e posso sottolineare ancora una volta che la cooperazione con l'Italia è veramente buona», ha precisato ieri il cancelliere Christian Kern durante una conferenza stampa a Vienna derubricando a mero «equivoco» la crisi diplomatica con l'Italia. Kern era accompagnato dal ministro della Difesa Hans Peter Doskozil, responsabile delle affermazioni contestate («Schiereremo 750 militari alla frontiera se non cesserà il flusso fuori controllo dei migranti») a seguito delle quali la Farnesina aveva convocato martedì l'ambasciatore austriaco a Roma. «In questo momento non ci sono indicazioni secondo cui le autorità italiane non siano in controllo della situazione» al confine, ha precisato il cancelliere che, evidentemente, ha pensato fosse meglio distendere i rapporti con Roma sebbene abbia rimarcato la necessità di non ripetere l'esperienza del 2015 quando il piccolo Stato mitteleuropeo fu invaso dai migranti che giungevano contemporaneamente dai Balcani e dal Mediterraneo. Soddisfatto il ministro degli Interni Marco Minniti: «Prendo atto e noto che forse avevamo ragione. Parlamento sia unito».

Insomma, al Brennero tutto tranquillo. Da segnalare resta soltanto il fatto che la Südtiroler Volkspartei, il partito degli altoatesini, per una volta si sia schierato a favore di Roma e non di Vienna. «I problemi possono essere risolti esclusivamente con un'Europa che sappia essere soggetto unitario», hanno dichiarato congiuntamente Karl Zeller e Daniel Alfreider, capigruppo tirolesi al Senato e alla Camera, aggiungendo che «se tale condivisione non c'è, l'Italia sarà costretta a prendere a sua volta misure unilaterali, anche estreme, come il blocco dei porti». Ormai l'attenzione è spostata sul vertice europeo che si terrà oggi e domani a Tallinn. Il premier estone nonché presidente di turno del Consiglio Ue, ha anticipato che si discuteranno «soluzioni molto concrete» a sostegno dell'Italia. Le autorità europee vorrebbero rafforzare gli interventi sul territorio libico varando un progetto da 46 milioni di euro per coordinare gli interventi. Inoltre Bruxelles vuole potenziare il coinvolgimento dell'agenzia Frontex per velocizzare i rimpatri e, dall'altra parte, aumentare la cooperazione con Niger e Mali, tra i principali Paesi di provenienza dei migranti. Da parte italiana è stata ribadita l'urgenza di «una distribuzione del carico» dei migranti e l'introduzione di un «codice di comportamento delle Ong» che preveda «approdi diversi da quelli italiani». È quanto ha sottolineato il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ieri a Bruxelles per incontrare il commissario Vestager. Anche questo obiettivo, tuttavia, potrebbe essere irraggiungibile se Francia e Spagna proseguiranno con la loro legittima intransigenza.

E sull'emergenza sbarchi si allunga un'ombra ancor più sinistra: quella di un'effettiva sostituzione degli italiani autoctoni con gli immigrati. Come ha dichiarato ieri durante un'audizione il presidente dell'Istat, Giorgio Alleva, «si prevede che fino al 2065 immigrino complessivamente in Italia 14,4 milioni di individui, mentre gli emigrati verso l'estero sono stimati in 6,7 milioni» con un saldo migratorio costantemente positivo. Molte polemiche sono state scatenate dall'ex ministro degli Esteri, Emma Bonino, secondo cui l'Italia si sarebbe accordata con l'Europa per farsi carico degli sbarchi. Alle invettive dei grillini hanno fatto seguito gli interrogativi del capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta. «In cambio di cosa avete accettato e consentito che tutti gli sbarchi avvenissero nel nostro Paese? Forse per ottenere la famosa flessibilità sui nostri conti?», ha domandato.