L'autobiografia, ultimo distintivo dei politici

Da Di Battista a Salvini, scrivere di se stessi è diventato un «must». Renzi il più produttivo

Roma - Lo sport preferito dei politici? Parlare e scrivere di se stessi. Sembra proprio che occuparsi della cosa pubblica non impedisca di avere un bel po' di tempo libero per dedicarsi al racconto delle proprie gesta. L'ultimo della lista appartiene al Movimento Cinquestelle, lo charmant Alessandro Di Battista, ma tra i più prolifici grafomani il primo posto spetta all'ex premier Matteo Renzi in ottima compagnia per la verità nel suo partito dove quasi tutti, da Pier Luigi Bersani a Enrico Letta, hanno trovato il tempo per parlare di se stessi o almeno di scrivere pensosi saggi. Da segnalare per modestia il titolo Secondo Matteo dove Salvini, il leader della Lega, racconta come Marine Le Pen, Fronte Nazionale, sia rimasta «in estasi davanti alla sua energia» e altri episodi chiave della sua crescita politica come quando fu quasi linciato da alcuni studenti di sinistra ai tempi del liceo oppure quando da tifoso milanista in trasferta a Bergamo fu sottoposto a un'implacabile sassaiola da parte dei tifosi atalantini. Le perle letterarie più preziose si possono scovare tra le pieghe del testo A testa in su del grillino in ascesa Di Battista. Chissà forse Dibba pensava di ispirarsi a Bruce Chatwin scrivendo frasi come «Viaggiai in autostop in America Latina tra la gente come una persona qualunque alla ricerca di spremute di umanità» o «Non abbiamo mai vissuto una rivoluzione popolare come altri paesi» e questo «ci ha impedito di portare nei nostri cromosomi una vitalità iconoclasta».

Impossibile superare la produttività di Renzi che di libri ne ha già scritti 7. In Oltre la rottamazione pubblicato nel 2014 ad esempio l'ex premier rivelava che il suo mantra, la sua formula magica, è una è una frase dell'intellettuale inglese Chesterton: «Gli angeli possono volare solo perché non si prendono troppo sul serio». Racconta anche le ore successive alla fine dell'ultimo governo Berlusconi quando sembrava in pole position per andare a Palazzo Chigi ma fu poi scavalcato da Enrico Letta. Renzi spiega che di quelle ore concitate gli resta «soprattutto il sapore del vento in faccia. Quell'esperienza che può capire soltanto chi ama rischiare, chi non vive rassegnato e rannicchiato alle spalle dei potenti. E mi rimane il gusto della sfida. Oggi è possibile andare oltre la rottamazione».

Pure Letta si è distinto nella scrittura di saggi politici quasi sempre in coppia: con Romano Prodi ad esempio, Lucio Caracciolo e Cesare Damiano e anche con Pier Luigi Bersani. L'ex segretario Pd ha pure regalato alle masse Per una buona ragione per spiegare la sua idea dell'Italia e della politica, sperando forse che qualcuno trovasse almeno una buona ragione per comprare il suo libro.

Non si può non citare il sofferto racconto dello strappo tra Berlusconi e il suo delfino di allora, Gianfranco Fini che in Il Ventennio. Io, Berlusconi e la destra tradita parte dalle elezioni amministrative di Roma del '93 fino alla batosta elettorale subita da Futuro e libertà che gli costò l'esclusione dal Parlamento.

E non ha resistito alla voglia di parlare delle sue imprese il senatore Antonio Razzi che ha dato alle stampe i ricordi d' infanzia in Le mie mani pulite. Angelino Alfano, ha voluto raccontare la sua esperienza come Guardasigilli in La mafia uccide d'estate. Che cosa significa fare il ministro della Giustizia in Italia. Si paventa il sequel: «Cosa significa fare il ministro degli Esteri in Italia».