L'azzardo di vendersi ai cinesi

La decisione di Moody's di rinviare la valutazione del debito pubblico italiano di alcuni mesi è molto peggio che quella, che ci si attendeva, di conferma della precedente decisione, dato che essa è Baa3, molto vicina al giudizio di «debito spazzatura». È evidente che Moody's attende una eventuale crisi dell'attuale governo per esprimere un giudizio. Dato che le soluzioni possibili sono solo il centrodestra o il ritorno alle urne, con un governo diverso dall'attuale, è chiaro che se questo governo invece continuerà, la valutazione sarà peggiore di Baa3, perché continuerebbero i rinvii, le contraddizioni, la mancanza di una politica di investimenti, contro la crisi, come quella delle sblocco immediato della TAV e di tutte le altre grandi opere, come hanno invocato l'Associazione Nazionale dei Costruttori Edili e i sindacati dell'edilizia, nella loro manifestazione. A ciò, sino ad ora, il governo non ha dato alcuna risposta. Alcune di queste opere, oltre alla TAV, sono sgradite ai 5 stelle. Essi adottano, come pretesto, la necessità di analisi costi benefici, confezionate a modo loro. Comunque quando c'è recessione l'analisi costi benefici non occorre, perché per combatterla servono opere pubbliche urgenti. In teoria alcune opere possono essere migliori di altre, ma ciò che occorre, in caso di crisi è intervenire subito: la ricerca dilatoria dell'ottimo è da scartare. Anche il reddito di cittadinanza servirebbe a combattere la crisi, creando nuova occupazione, ove fosse dato alle imprese, come sgravio per le assunzioni con addestramento al lavoro.

La valutazione rinviata, dunque è peggiore della conferma, perché siamo sull'orlo del burrone e continuando così precipitiamo nella depressione economica. Il pessimismo di Moody's - è vero - è esagerato. Anche se cadessimo nel burrone della depressione, il nostro debito pubblico non sarebbe spazzatura perché abbiamo un buon commercio estero e un ottimo made in Italy. Ma il rimedio non è quello che i pentastellati stanno cercando di attuare: cioè cedere i nostri porti e infrastrutture alla Cina, in cambio di prestiti cinesi. Ciò ci ridurrebbe alla situazione di uno dei tanti stati africani, divenuti terra di conquista cinesi. Avremmo tre mostruosi effetti negativi. Primo: la Cina, impadronendosi delle nostre infrastrutture metterebbe in pericolo la nostra sicurezza nazionale; perderemmo, perciò, gli scambi di alta tecnologia e di materiali sensibili con gli USA e con gli altri stati che considerano la Cina come potenziale nemico. Secondo. Col monopolio delle nostre infrastrutture, la Cina boicotterebbe i nostri rapporti commerciali con gli altri paesi dell'Asia e del Pacifico che possono avvalersi del raddoppio del canale di Suez per entrare nel Mediterraneo, in cui l'Italia ha la posizione centrale. Terzo. L'invasione cinese delle infrastrutture italiane creerebbe una concorrenza sleale alle nostre imprese salvo se alleate ad aziende cinesi dando luogo a un made in Italy cinesizzato. Ciò lederebbe l'immagine della nostra moda, del nostro agro alimentare, del nostro turismo. Trattare con i cinesi è buona cosa se ci teniamo le chiavi della nostra casa, non se le diamo a loro.

Commenti

mcm3

Dom, 17/03/2019 - 11:37

Ma come, quando Berlusconi li ha usati per venedere il Milan e ripulire un po di soldi, non dicevate una parola, ora li attaccate

Ritratto di Nahum

Nahum

Dom, 17/03/2019 - 12:17

Si meglio restare con l’amico Vladimir

ohibò44

Dom, 17/03/2019 - 12:43

“cedere i nostri porti e infrastrutture alla Cina, in cambio di prestiti cinesi” scusi ma non capisco, se io vendo la casa ottengo contante non prestito, se vendo le azioni di un’azienda ottengo contanti non crediti: almeno a me sembra. Lo spauracchio Cinafrica non credo ci coinvolga, quello è il business che la Cina fa estraendo materie prime e fornendo manodopera cinese in cambio di infrastrutture, ma per quanto ne so è la Cina che copia prodotti e tecnologia italiani non viceversa: in Africa insegnano da noi imparano. Il problema semmai è l’opposto: non cedere tecnologia avanzata.