La leader di Fdi lancia la festa di «Atreju»: discuteremo di immigrazione e di cristiani discriminati

RomaDal 25 al 27 settembre torna, a Roma, «Atreju» la festa dell'identità politica e culturale della destra italiana che quest'anno ha un titolo significativo e a un tempo polemico: Terra nostra . «Per questa diciottesima edizione - spiega Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia) - abbiamo pensato a un titolo che sottolineasse il principale dei nostri problemi (l'immigrazione) e ironizzasse su una delle tante sciagurate iniziative messe in campo per risolverlo (Mare Nostrum)».

L'immigrazione è tra i temi caldi dell'agenda politica, ma cosa resta della polemica sulla censura ricevuta dall'Unar (ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, ndr )?

«Ho pronta una raffica di querele per tutti quelli che hanno difeso il dirigente dell'Unar. Per tutti coloro che ritengono la democrazia valida fintantoché difende le proprie idee. Non permetto a nessuno di darmi della razzista. Voglio solo preoccuparmi per i cristiani e per quelle realtà che oggi vengono poco tutelate».

Brucia anche la distinzione avanzata da Renzi tra «bestie» e «persone»?

«Con quella frase Renzi ha fatto capire che è un ottimo venditore di pentole ma un pessimo premier. Demonizzare gli avversari politici è un lusso che in democrazia nessuno può permettersi. Se la Merkel avesse detto una cosa simile l'avrebbero crocifissa. Fossero davvero coerenti dovrebbero proporre un altro correttivo alla nostra Costituzione».

Quale?

«Dovrebbero abolire l'articolo 68 che sancisce la libertà del parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni. D'altronde con quanto stanno facendo con la riforma del Senato si vede che hanno in spregio lo spirito stesso di quella Carta».

Non le va bene un Senato di nominati?

«Renzi aveva detto di essere un autentico riformatore. E invece è proprio il contrario. Meglio abolirlo il Senato piuttosto che affidarlo a nominati, che spernacchiano in questo modo la volontà e la rappresentanza popolare».

Ad Atreju parlerete di temi e nodi principali della destra italiana. Ma la politica ha bisogno di facce su cui scommettere. Marchini le piace?

«Per carità! Non prendo nemmeno in considerazione chi era disposto ancora qualche mese fa a presentarsi per il centrosinistra. E poi qualsiasi sia il candidato ideale, deve avere fatto almeno un po' di militanza!».

E allora se non Marchini, chi?

«La situazione è complessa. Ma la soluzione è sempre nelle primarie. Non per scegliere un volto telegenico. Piuttosto per individuare un modello».

E un partito unico di centrodestra?

«Anche su quello siamo ancora troppo lontani. Meglio una coalizione compatta che funzioni come la Compagnia dell'Anello. Ognuno porta la sua specificità per un interesse comune».