Legge sulla legittima difesa In Liguria viene affondata

Il governo impugna la stessa norma che invece in Lombardia è passata. Scoppia la polemica

Massimo Malpica

Roma Trecento secondi per silurare la legge ligure sulla legittima difesa, dopo averne lasciata passare una identica. Tanto è bastato al Consiglio dei ministri, riunito ieri dalle 9.10 alle 9.15, per decidere di impugnare la legge della Regione Liguria che prevedeva il patrocinio legale per le vittime della criminalità accusate di eccesso colposo in legittima difesa. Secondo il governo, insomma, quella norma voluta dal vicepresidente della Regione, la leghista Sonia Viale, va impugnata perché «invade le competenze legislative statali nelle materie dell'ordinamento penale, delle norme processuali, nonché dell'ordine pubblico e della sicurezza». Furiosa la Viale, che parla di utilizzo politico della Costituzione, ma perplesso e stupito anche il Governatore ligure Giovanni Toti.

In particolare perché, come si accennava, l'articolo «incriminato» ricalca, parola per parola, una norma approvata l'anno scorso dalla Regione Lombardia sullo stesso tema nella legge regionale n.17 del 24 giugno 2015. Norma che, però, era passata indenne al vaglio del consiglio dei ministri, che non l'aveva impugnata nonostante il testo sia del tutto identico.

Vista la disparità di trattamento tra due norme in fotocopia, la Viale promette battaglia, ricordando che le due leggi sono uguali, e che quella lombarda «aveva incassato a suo tempo anche il voto favorevole in aula del Pd». «Non abbandoneremo le vittime di reati subiti in casa propria - continua la vicepresidente - e difenderemo il principio del welfare della sicurezza nell'interesse di quelle vittime che hanno bisogno di un sostegno di solidarietà da parte delle istituzioni, un principio che non va di certo a invadere la sfera dell'ordine pubblico». Secondo l'esponente del Carroccio, infatti, la norma sul patrocinio legale a spese della regione «è welfare: di questo abbiamo parlato, non di altro come vorrebbe farci credere questo governo». Di un esecutivo «incapace di comprendere le ragioni dei suoi cittadini» e «che sa solo penalizzare chi, come Regione Liguria, cerca di aiutarli» parla invece Toti, che attacca il Guardasigilli: «Il ministro Orlando, in perfetto stile Pd, è distante dalla gente e questo provvedimento ne è l'ennesima dimostrazione». Polemiche con il governatore invece le opposizioni in consiglio regionale, con il Partito democratico e il Movimento 5 stelle locali che glissano sui due pesi e due misure adottati incomprensibilmente dal consiglio dei ministri di ieri e approfittano invece del siluro di governo per attaccare il presidente della giunta, Toti, accusato di «perdere tempo» in questioni che «non competono la Regione». Se la prendono al contrario con la decisione del Cdm (ieri presieduto dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini) diversi esponenti dell'opposizione all'esecutivo. Il presidente dei deputati azzurri Renato Brunetta parla di «distanza siderale tra Palazzo Chigi e le reali esigenze dei cittadini italiani», e dato il precedente lombardo ipotizza «che la valutazione politica di parte abbia prevalso su quella costituzionale». Decisione «incomprensibile e insensata» quella di Palazzo Chigi per il presidente dei senatori di Fi, Paolo Romani, mentre il leader del Carroccio Matteo Salvini sceglie Facebook per attaccare l'esecutivo «senza vergogna», condendo il commento con l'hashtag «#amicideiladri».