«L'esecutivo uccide la green economy»

Milano Rivoluzione in vista per le energie rinnovabili, con il decreto «spalmaincentivi» all'esame del Senato. Che rischia di distruggere il settore: è l'allarme lanciato da Claudio Gemme, presidente dell'Anie, la Federazione delle imprese elettrotecniche ed elettroniche, che associa anche produttori e aziende operanti nelle energie alternative.

È appena stato presentato un emendamento al decreto che prevede il taglio degli incentivi a scaglioni secondo la potenza degli impianti e la possibilità per i beneficiari di cederne quote ad altri acquirenti, selezionati tra gli operatori finanziari europei. Il vostro giudizio resta negativo?

«Assolutamente: anzi, direi che è anche peggio di quanto già ipotizzato. Ma il punto chiave resta lo stesso, che abbiamo sottolineato fin dall'inizio: il taglio retroattivo degli incentivi alla produzione di elettricità prodotta dagli impianti fotovoltaici è gravemente dannoso per l'economia del settore, e di conseguenza di tutto il Paese. Fare carta straccia, perché è di questo che si tratta, di accordi già sottoscritti tra Stato e imprese, penalizza gli investitori, sia industriali che finanziari, che hanno puntato su questo settore, convinti di averne un ritorno a lungo termine: che cosa devono pensare adesso?».

Infatti sono preoccupati, tanto che un gruppo di 30 investitori nel settore dell'energia solare ha lanciato un appello al governo perché ci ripensi, minacciando anche di ricorrere alle vie legali.

«Preoccupati è poco, c'è di che disperarsi. Già da quando sono iniziati gli interventi sugli incentivi, tre anni fa, il settore delle energie rinnovabili ha iniziato a risentirne. Così il fotovoltaico, che era cresciuto in modo sostenuto per anni, ha cominciato a dare segnali di sofferenza progressiva, ma nel 2013 è stato il crollo, con una diminuzione del volume d'affari superiore al 70 per cento. E il provvedimento a cui si sta lavorando rischia di essere la pietra tombale».

Il governo però sostiene di avere fatto questa scelta avendo come obiettivo il taglio delle bollette elettriche: voi non lo condividete?

«Certo, ma non è questa la via da percorrere. Noi avevamo presentato una proposta a nostro avviso più efficace, che rilanciava il settore attraverso un meccanismo di emissione di bond, coinvolgendo la Cdp e il Gestore dei servizi energetici, che trovava d'accordo sia i produttori di energia che le aziende energivore. Una proposta che avrebbe ridotto gli oneri sulla bolletta elettrica senza toccare i contratti in essere, ma il governo l'ha ignorata».

Come intendete agire allora?

«Chiediamo anzitutto di stralciare dal decreto l'articolo 26, che interviene sulle tariffe, e che si attivi da subito un tavolo tecnico per trovare una soluzione condivisa, che raggiunga gli obiettivi di risparmio ma non penalizzi il settore delle rinnovabili e la credibilità del Paese nei confronti degli investitori italiani e stranieri. Tanto più guardando al contesto attuale: il mondo è percorso da venti di guerra e gli approvigionamenti energetici rischiano di essere difficili, non è proprio il momento di penalizzare le energie rinnovabili».