L'estate a 20 anni che fa paura a noi genitori

Morire di divertimento è un controsenso inaccettabile

Morire di divertimento è un controsenso inaccettabile. Non si può morire a vent'anni per una vacanza, per una serata d'estate in discoteca, dentro una rissa, anche fosse per una parola di troppo o sbagliata. Non si può morire a vent'anni così, presi a pugni e a calci da altri ragazzi della tua età. È successo in Spagna, in un locale di Lloret de Mar, meta di migliaia di giovani e di viaggi da pacchetto turistico all inclusive. Chi è genitore è stato anche ragazzo, e ricorda quella voglia di libertà-autonomia-ribellione-leggerezza vissuta a vent'anni. C'era l'alcol, sì che c'era. Per qualcuno c'erano anche le droghe, leggere o pesanti che fossero. E da ragazzi si pensa a se stessi, «ciao mamma parto, ciao papà vado via con gli amici», chiusa la porta alle spalle si apre il mondo di fronte, si va all'avventura anche se l'avventura fa paura a mamma e a papà. Quanti timori insensati, la vita è la mia e non mi capita nulla. Poi chi è ragazzo diventa genitore, e la prospettiva cambia.

E allora quel «ciao papà parto» suona diverso. Ed è così soprattutto oggi, con l'eco della morte di un ventenne andato a fare quello che fanno tutti quelli della sua età: uscire, divertirsi e passare una serata con gli amici. Le indagini della polizia spagnola proveranno a spiegare cosa è accaduto, cosa c'è dietro a questa tragica fine, cosa ha scatenato la furia dei suoi aggressori. Ma suona diverso anche guardando le immagini che arrivano dall'estate di Magaluf, località balneare di Maiorca, dove i ragazzi di tutto il mondo si danno appuntamento per notti infinite all'insegna di sesso, superalcolici e droghe, riempiendo i social di foto che li ritraggono sfatti, a terra, nudi, ubriachi, incoscienti e abbrutiti. Su Facebook hanno aperto una pagina dedicata: The Maga walk of Shame, la camminata della vergogna, distopica versione della Walk of Fame di Hollywood. Senza essere bacchettoni, è davvero uno spettacolo deprimente. Gli psicologi ci diranno che sono i vuoti da colmare di una generazione, e anche se ogni generazione ha avuto i suoi vuoti questi sembrano più profondi di quelli passati. Ovvio, quella camminata non è un destino segnato, e sta a noi provare a indicare ai ragazzi la strada giusta per poi lasciarli andare. Non c'è altra soluzione. Noi tutti, diversi anni fa, l'abbiamo detto: «Ciao mamma e papà, parto». Di sicuro, era estate.