L'ex Guardasigilli spara a zero sulle liste di proscrizione: «È solo un massacro mediatico»

Di questi tempi chiamarla anche chiamarla «onorevole» può essere sospetto, Clemente Mastella. «Difatti non lo sono, sono fuori da tutto».

Eppure continua a occuparsi di politica, dopo tutto quel che le è successo.

«È come una malattia, per me. E, se permette, in ambito locale sono sempre visto come un Maradona della politica. Mi limito a passare la palla».

Ne ha visto, subito e fatto di tutti i colori. Le mancava questa della lista-Bindi.

«Ha ragione, è stato un agguato. Inaspettato e fuori da ogni tipo di modalità».

Anche lei mi sembra fuori dalla grazia di dio. Ce l'ha con la Rosy, eppure stavate nella Dc e nella stessa corrente demitiana.

«È vero: non ci siamo mai amati e mai sopportati adeguatamente. Ma un conto è prendersela con me, un conto rivalersi sulla mia consorte. Questa supplenza giurisdizionale dell'Antimafia non s'era mai vista. Giudica esorbitando dalle proprie competenze».

Dice che tutti i partiti sono stati d'accordo a varare i criteri di intervento.

«Non mi interessa, sarà anche colpa di tutti i partiti. Ma l'antimafia deve fare riferimento ai reati di mafia e collegati, non può stabilire una lista di reati-spia a proprio arbitrio. E poi fuori tempo massimo, visto che non mi dai il tempo di difendermi. E, nel caso di mia moglie Sandra Lonardo, facendo persino un regalo alla camorra».

Un regalo alla camorra, e perché?

«Ma si rende conto che mia moglie viene messa in una black-list, senza avere neppure detto la sua, a otto ore dall'inizio del silenzio elettorale? E che i fatti cui si riferiscono risalgono a otto anni fa, a una vicenda ancora al primo grado, nella quale l'accusatore della tentata concussione è un personaggio che si è scoperto essere organico alla camorra, legato al clan Zagaria? Quindi paradossalmente stai dando credito alla versione di un camorrista, e la camorra ringrazia...».

Senza contare, dice lei, che non c'è neppure una sentenza di condanna in primo grado

«È davvero incredibile! L'avessero chiesto a me, gli avrei potuto indicare nelle liste chi è condannato per reati gravi, minacce o violenza... Invece, hanno fatto una valutazione aritmetica, sulla base di tabulati arrivati in extremis dalle prefetture. Come dei tagli lineari sul piano penale. Cose da regime comunista, anche perché hanno mandato al massacro mediatico delle persone senza che avessero la possibilità di difendersi. Ma che razza di Paese è questo, che razza di giustizia?».

Con i criteri della Bindi si può restare impresentabili a vita.

«Vero. Glielo confermo da ex ministro Guardasigilli. Con i tempi della nostra giustizia, un innocente presunto può restare sotto processo per anni e anni e, come mia moglie, secondo la Bindi sarebbe un'eterna impresentabile! Senz'avere neppure mai una condanna!».

È per questo che la sua signora s'è appellata al presidente della Repubblica, già gran sodale della Bindi.

«Se è per questo il presidente Mattarella è anche stato mio amico, ed è persona di gran giustizia. Non ci siamo appellati per metterlo in imbarazzo, ma perché questa iniziativa è una vergogna istituzionale. Una macchia indelebile, frutto di un moralismo integralista e violento. Per fare un dispetto a Renzi, ha fatto fare una figuraccia non solo a lui, che s'è speso per De Luca, ma allo Stato. Proprio la Bindi, che aveva tuonato per l'uscita dalle scene dopo tre legislature...»

E invece sta ancora lì.

«Sì, esatto. È ancora lì. Una finta moralista che si sentirebbe capace di spiegare al Papa che cosa sia il peccato». RoS