L'ex informatico amante del judo che ha risanato le casse con le multe

Il "Pizza" piace agli industriali e studia da anti Grillo in chiave nazionale. Con lui la città è diventata ostaggio degli spacciatori

Parma - Cinque anni fa era l'uomo venuto dal nulla, stavolta correva da star della politica cittadina, il grillino che ha avuto il coraggio di sfidare Grillo. E rivincere, senza il M5s, radendolo al suolo. Ha dato lui il vaffa a Beppe e a tutto il direttorio grillino, che non l'ha mai sopportato, e si è inventato il suo «Effetto Parma» diventato il primo movimento politico in città, con ambizioni nazionali. L'ex ragazzotto che prima di diventare sindaco lavorava come informatico in una banca (è tuttora in aspettativa), votava Rifondazione comunista e faceva judo, studia ormai da piccolo Kennedy alla parmigiana («sicuramente il politico che sin da ragazzo è stato per me un punto di riferimento»). Cinque anni di governo cittadino e poi la spettacolare rottura con i vertici del M5s, lo hanno trasformato in un punto di riferimento per i tanti fuoriusciti ed espulsi da Grillo&Co. Per essere un ex grillino, ha ottimi rapporti con i poteri locali e industriali. Da nerd grillino a sindaco che si siede ai tavoli del potere, anche quelli della Iren, la multiutility che gestisce i rifiuti, gas, acqua e inceneritore, una bestia nera per Grillo che subito dopo la sua vittoria nel 2012 aveva detto «per accendere l'inceneritore dovranno passare sul cadavere di Pizzarotti». Non ce ne sarebbe stato bisogno, perché il sindaco M5s riaccese il termovalorizzatore poco dopo, facendo infuriare Grillo e Casaleggio. Lì si aprì la voragine tra loro, che sarebbe sfociata poi nella sospensione e uscita di Pizzarotti dal Movimento.

Ha fatto persino un libro, esagerando giusto un po' il lavoro fatto a Parma, Una rivoluzione normale. Di rivoluzionario, in effetti, non ha fatto granché, anche se partiva da un maxibuco di bilancio che è riuscito a dimezzare (dismettendo le partecipate colabrodo). Ma nessun grande progetto per la città, che anzi è diventata ostaggio degli spacciatori africani, problema a cui Pizzarotti ha risposto dando la colpa ai parmigiani che consumano hashish più che agli spacciatori. Oltre a questo, la cosa che più colpisce il forestiero che incroci due parole con un parmigiano è l'ossessione per le multe, i varchi, le telecamere all'ingresso del centro storico. Puro terrore. Uno dei segni più riconoscibili della stagione Pizzarotti, che non a caso nell'ultimo bilancio ha totalizzato 18 milioni di euro di entrate per le multe, un record. Eppure, senza partiti alle spalle e l'odio dei grillini pronti a votare persino il Pd pur di farlo cadere, Pizzarotti è riuscito nel bis. Evidentemente ai parmigiani va bene così, non a caso nella classifica 2017 dei sindaci più benvoluti si era piazzato terzo.

«Rifarei ogni singolo passo compiuto sino ad oggi, anche gli errori. Un cammino è fatto di vittorie e di sconfitte. Alla fine, però, è il risultato quello che conta» dice, assicurando di aver completato il «73%» degli obiettivi del mandato, non un punto percentuale in meno. Ha già presentato la squadra con cui governerà, e promesso che in caso di vittoria farà «il bagno nella fontana di Barriere Repubblica, completamente vestito», mentre non è disposto a tingersi i capelli di gialloblu, il colore della squadra cittadina, perché gli sta bene il sale e pepe che ha già.