L'ex pupillo di Ezio Mauro che ha scelto il profilo bipartisan

Dopo gli inizi a «Repubblica» ha diretto 4 diverse testate con consensi a sinistra e a destra. Per il M5s è fumo negli occhi

Roma - È stato quattro volte direttore, dividendosi equamente tra carta stampata (Mattino e Messaggero) e tv di Stato (Tg2 e Tg1), ma anche pupillo di Ezio Mauro a La Repubblica. Piace a sinistra e a destra, a Matteo Renzi e a Silvio Berlusconi, solo per il M5s è come fumo negli occhi. Anche nel calcio pare sia un po' bipartisan: la sua passione è il Milan, ma è per «metà juventino», secondo Carlo Freccero, l'unico nel cda a votare contro e anche l'unico vicino ai grillini.

Il successo di Mario Orfeo pare costruito sulla sua capacità di dialogo, di trasversalità, di intessere rapporti fruttuosi con i potenti, da Franco Caltagirone a Fedele Confalonieri, da Massimo D'Alema (ora meno) a Maurizio Gasparri, ma anche di difendere un giornalismo di qualità, sensibile alle sfide Hi tech. Il nuovo direttore generale della Rai, dopo una sfilza di manager venuti da fuori (Masi, Gubitosi e Campo Dall'Orto), è prima di tutto un giornalista di razza e un dirigente interno di viale Mazzini. Scelta che eviterà perdite di tempo, visto che la macchina della Rai la conosce bene. Per trovare il precedente di un giornalista-dg bisogna risalire ad Alfredo Meocci e ancora prima a Biagio Agnes.

Napoletano, classe '66, Ariete per lo Zodiaco, Orfeo è uomo schivo e riservato soprattutto nella vita privata, grande lavoratore, capace di farsi amare dalle sue redazioni, lontano dalla mondanità, ma attento alle frequentazioni che contano. Inizia nella carta stampata nella seconda metà degli anni '80: un apprendistato a Napoli notte e al Giornale di Napoli. Poi, nel 1990, apre la redazione partenopea de La Repubblica e nel 1994 arriva a Roma per occuparsi di politica. Nel quotidiano fondato da Scalfari brucia le tappe e nel 2000 è caporedattore centrale, braccio destro di Mauro. Studia da direttore, occupando il suo posto a tempo pieno. Racconta un vecchio collega: «All'arrivo del direttore aveva già letto tutti i quotidiani ed era in grado di fargli un quadro completo della situazione. Uno con queste caratteristiche diventa per un capo un collaboratore prezioso, anzi indispensabile». Lo nota Caltagirone nel 2002, per sostituire Paolo Gambescia al Mattino. Lì rimane fino al 2009, quando il dg Masi lo vuole direttore del Tg2, con voto unanime del cda. Porta novità alla linea editoriale, rinnova lo studio, la sigla, le musiche. Nel 2011 lo chiama ancora Caltagirone a dirigere Il Messaggero. Rimarrà fino al dicembre 2012, quando Gubitosi lo propone come direttore del Tg1. Stavolta la nomina è controversa: 5 favorevoli e 4 contrari, metà Pd e metà Pdl. L'anno prima ci sono stati attriti con il centrodestra al governo e con il predecessore al Tg1 Augusto Minzolini. Orfeo innova molto, con il digitale e gli ascolti salgono.

Lo scontro con Beppe Grillo è dell'agosto 2014: il leader lo accusa di disinformazione per non aver dato abbastanza spazio al suo videomessaggio. Gli altri partiti lo difendono, ma il M5s continua ad attaccarlo anche per la campagna referendaria.

Nel 2015 Napolitano lo nomina commendatore della Repubblica, prima ha avuto la laurea honoris causa dall'università Federico II di Napoli. Ma è affezionato soprattutto al premio Ischia internazionale di giornalismo: l'ha vinto nel 2007 ed è convinto che gli abbia portato fortuna. Da allora torna ogni anno nell'isola e ha un posto nella giuria.