Il libero mercato è come il lupo cattivo

Disoccupazione, guerre, carestie, epidemie, incendi, incesti e caldo torrido sono tutti fantasmi della libertà di mercato, e inconsapevole paura della libertà, la più negletta delle merci di scambio

Il Giappone manderà i suoi soldati dove riterrà necessario: fine del pacifismo obbligatorio. Il ministro tedesco Wolfgang Schäuble è accusato di sorvolare sui difetti genetici (più che storici) della Germania mentre la sua competitor Krudelia Merkel fa piangere i bambini usando come scudiscio il principio di realtà.

I greci di estrema sinistra coprono il loro ministro della Difesa di destra e le sue faraoniche spese militari: pensionati in ginocchio ma missili pronti al lancio. Obama ha siglato una pace nucleare con l'Iran che ha mandato in bestia anche il suo partito, oltre che i repubblicani, Israele e gli Stati arabi sunniti. In tv ha reagito seccato: «E allora? Che cosa volevate che facessi, una guerra con l'Iran».

Benjamin Netanyahu gli ha risposto da Gerusalemme con le parole di Churchill: «Avete sacrificato l'onore per la pace e avrete sia il disonore che la guerra». Il politicamente corretto (l'ipocrisia di Stato) comincia dunque a perdere qua e là terreno sicché la realtà talvolta batte ai punti la propaganda. Ma un bastione dell'ipocrisia resiste: il mito vampiresco del neoliberismo (che nessuno ha mai visto se non nelle fiabe di von Hayek) responsabile di ogni devastazione economica sociale e umana.

Disoccupazione, guerre, carestie, epidemie, incendi, incesti e caldo torrido sono tutti fantasmi della libertà di mercato, e inconsapevole paura della libertà, la più negletta delle merci di scambio.