«In Libia priorità al nuovo governo»

Renzi e Gentiloni: piani avanzati, ma evitare la fretta

I piani per la futura missione in Libia sono già avanzati. Lo assicura il ministro degli Esteri Gentiloni e la conferma che l'Italia avrà il ruolo di primo piano nelle operazioni contro l'Isis arriva da un'intervista del Wall Street Journal al generale Donald Bolduc, comandante delle forze speciali Usa in Africa. Bolduc ha rivelato che già da diversi mesi è stato costituito a Roma il Centro di Coordinamento della Coalizione per un eventuale secondo intervento in Libia, «ma per Roma, così come per Parigi e Londra, deve prima esserci un governo legittimo in Libia, e da questo deve venire la richiesta di un intervento». Lo ha detto chiaramente ieri sera anche il presidente del Consiglio. «Noi abbiamo un rapporto molto solido con gli Usa, sono i nostri principali alleati e i nostri partner numero uno: con loro condividiamo un giudizio, che prima di una missione in Libia occorre che si facciano tutti i tentativi per formare un governo - ha detto Matteo Renzi al Tg1 -. In Libia abbiamo visto quello che è accaduto quando qualcuno, in particolar modo francesi e inglesi, è intervenuto senza un quadro di Governo stabile. L'Italia è un Paese guida in questa partita: adesso la priorità è il governo in Libia».In tema di pianificazione, Gentiloni ha dato un colpo al cerchio e uno alla botte: da una parte ha appunto assicurato che i piani sono già a un livello molto avanzato da diverse settimane, dall'altra ha detto di non volersi far «troppo influenzare da fremiti e tamburi interventisti». «Siamo pronti a intervenire - ha detto il ministro degli Esteri -, ma non perchè c'è una minaccia dalla Libia si deve intervenire. Giustificare con queste minacce spedizioni militari nel deserto è una valutazione che non coincide con la visione del governo italiano».Secondo Gentiloni, «per ora la presenza di Daesh in Libia è numerosa ma circoscritta, 4.000-4.500 combattenti. «Questo non ci deve indurre a sottovalutarne i rischi. La prevenzione del terrorismo è in atto, ma è importante anche la stabilizzazione della Libia. L'Italia ha bisogno di avere di fronte alle proprie coste un Paese con un governo con il quale si possa interloquire per i problemi dei migranti, sul tema delle grandi risorse energetiche che possiede e sul contrasto al terrorismo».Secondo il politogo Edward Luttwak, per una missione militare di peace enforcement in Libia serviranno 30mila uomini sul campo. Una missione che l'Italia «può guidare, senza preoccuparsi del suo passato coloniale».