«Licenziati». E loro minano la fabbrica

In 279 chiedono invano aiuto a Macron. Poi piazzano bombole del gas ovunque

Francesco De Remigis

«Abbiamo minato la fabbrica, siamo pronti a far esplodere tutto». Il cuore pulsante della Francia che produce pedali per auto in subappalto per il gruppo PSA (Peugeot e Citroën) e Renault e decine di altre componenti automobilistiche invia un messaggio al presidente eletto con i suoi 279 dipendenti. Ieri hanno distrutto una pressa di stampaggio tagliandola in due con la fiamma ossidrica. Nel pomeriggio hanno fatto a pezzi un'altra macchina, infine si sono blindati in fabbrica tra taniche di benzina e bombole di gas: «Non avremmo mai voluto arrivare a questo punto, ma non ci danno scelta» spiega il rappresentante sindacale dello stabilimento GM&S Industry A La Souterraine, nel dipartimento della Creuse. La lotta per non chiudere dura da dicembre, quando lo stabilimento a 300 chilometri da Parigi è stato messo in amministrazione controllata: «Ci hanno preso in giro e ora la minaccia è di una liquidazione a titolo definitivo. Se così fosse, l'impianto non sarà restituito intatto». Il dirigente incaricato di gestire l'impresa, Renaud Le Youdec, aveva chiesto ai clienti di GM&S di «assumersi responsabilità» per garantire la continuità aziendale. Nessuna risposta. «Da quando sono arrivato, sindacati e dipendenti hanno invece mostrato buona fede rinunciando a bloccare la fabbrica, hanno accettato un piano di licenziamenti e di aiutare la Renault con la fornitura urgente di parti difettose che erano state subappaltate altrove (in Brasile, ndr), a prova della loro buona fede». Ieri la crisi. Sulla scrivania presidenziale giacciono già due dossier caldi: la Whirpool di Amiens alle prese con una difficile delocalizzazione e appunto la crisi della GM&S a La Souterraine. «Macron non può dire di non essere a conoscenza dei nostri problemi, perché abbiamo avuto discussioni con il suo gabinetto quando era al governo e una settimana fa gli abbiamo messo in mano l'ultimo dossier», fanno sapere i sindacati dei 279 operai asserragliati all'unanimità. L'età dei dipendenti è in media di 49 anni, hanno tutti una famiglia, spiega un rappresentante della confederazione generale del lavoro (CGT). Mercoledì è stato annunciato il «fallimento dei negoziati» e lo stabilimento rischia di essere messo in liquidazione coatta il 23 maggio. Quello che era il secondo datore di lavoro privato del dipartimento, a oggi è un capannone occupato a rischio esplosione.