L'ideologia uccide giustizia e diritto

Se si ripercorrono le cronache degli ultimi ottant'anni si scopre che lo stato della giustizia, da noi, è sempre lo stesso: presenza costante di un pregiudizio ideologico e sociale che influenza magistrati e sentenze, incertezza e sostituzione del diritto di variabili politiche e sociali. Eravamo la patria del diritto e siamo diventati, col dopoguerra, la patria del rovescio; tutte le proposte di riforma del sistema giudiziario sono rimaste nell'ambito delle buone intenzioni e non se ne è fatto nulla. Ma il problema resta, figlio della cultura che aveva diviso il mondo fra chi stava da una parte (il mondo democratico liberale occidentale) e chi stava dall'altra (il comunismo), e non scendeva mai sul terreno empirico per stabilire se ciò che era emerso nei tribunali, piuttosto che in Parlamento, fosse rispetto dello Stato di diritto o, non piuttosto, ossequio ideologico a un parte politica. I danni fatti dalla cultura di sinistra sono pressoché irreparabili. Personalmente, ritengo un errore applicare acriticamente il diritto positivo, che è, poi, una forma di giustizia che non tiene conto dell'evoluzione della cultura giuridica da cui dovrebbe discendere. Il positivismo giuridico è un modo meccanicistico di fare giustizia, non di attenersi alla cultura giuridica che dovrebbe sempre presiedere ogni decisione giudiziaria. Lo dico con cognizione di causa, e molto rammarico, perché me ne sono occupato senza registrare cambiamenti nello stato della giustizia. Prevale ancora il pregiudizio ideologico e sociale sulla certezza del diritto in nome di una dogmatica applicazione di una disciplina che evolve sulla base della cultura giuridica nel corso del tempo

piero.ostellino@ilgiornale.it

Commenti

Valvo Vittorio

Dom, 30/10/2016 - 18:31

Non posso disquisire di giustizia per mancanza di cultura giuridica, tuttavia so per certo che il suo senso è soggettivo e si evolve nel tempo. Uno dei padri fondatori della nostra costituzione Calamandrei si rese conto agli albori della carriera di avvocato che sentenze diverse espresse da giudici per il medesimo reato (discrezionalità del giudice). In quel caso si trattava di ladri di polli (quelli erano i tempi), il ladro difeso da Calamandrei fu condannato, il ladro difeso da altro giudice e da altro avvocato fu assolto perché il giudice ebbe pietà! Anche A. Lincoln (futuro presidente degli USA) ebbe identica esperienza. Anche i regimi politici diversi condizionano le sentenze dei giudici. Il caso Regeni insegna, dove l'ideologia la fa da padrona.

killkoms

Dom, 30/10/2016 - 21:57

l'Italia,paventata culla del diritto,ne sta diventando la tomba..!

manfredog

Lun, 31/10/2016 - 01:35

..i buoni ed i cattivi (da condannare) a seconda di come la pensano politicamente..!! mg. p.s.: indovinate chi sono stati i buoni..!?..ma poi quando c'è da 'guadagnar' è tutta una..lotta continua..!!

People

Lun, 31/10/2016 - 12:10

Per avere sentenze eque servono giudici e pubblici ministeri eletti dal popolo, con cariche a scadenza. Poi occorre prevedere l'obbligo di scontare la pena in carcere, abrogando le varie pene alternative, prevedendo un giudizio alternativo, affidato a commissioni disciplinari, per i soli appartenenti alle forze dell'ordine, che troppo spesso vengono ingiustamente accusati.

Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Lun, 31/10/2016 - 15:12

Tutto si può riparare, anche i danni commessi dall'incultura di sinistra. La Giustizia è tale quando scende nel dettaglio dei dieci Comandamenti, cioè della Morale. Per esempio assurdo, il Padreterno sul monte Sinai non poteva mica dare a Mosè anche il Codice della Strada. Ha detto di non uccidere. Questo basta agli uomini di buona volontà per legiferare.

Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Lun, 31/10/2016 - 15:19

Ciò che lei, caro Ostellino, definisce "Cultura di sinistra" si chiama ignoranza. Dio e la coscienza umana dicono di non commettere adulterio, invece le femministe tuonano: "L'utero è mio e me lo gestisco io". Il problema è che certe femministe dovrebbero sdraiarsi in una casa di tolleranza e non già sedersi in Parlamento. A tutto c'è rimedio, anche alla morte, come ha mostrato nostro Signore. Tanto per cominciare basta andare a votare no al "Referenzum".