L'idolo pagano che moltiplica bugie e ottusità

Non ha tutti i torti, Jorge Mario Bergoglio, peraltro seguitissimo twittatore, quindi uno che parla con cognizione di causa (e soprattutto di effetto), a prendersela con chi del cellulare fa un uso compulsivo e idolatrico

Dallo smartphone al badphone, dall'intelligenza, e brillantezza, e astuzia suggerite dal ruffianissimo aggettivo smart, alla malvagità, e cattiveria, e bruttezza della sua dittatura. Non ha tutti i torti, Jorge Mario Bergoglio, peraltro seguitissimo twittatore, quindi uno che parla con cognizione di causa (e soprattutto di effetto), a prendersela con chi del cellulare fa un uso compulsivo e idolatrico. Sicuramente pensava alla materia sua, cioè al vitello d'oro ideato da Aronne come surrogato di Dio per tener buona le gente mentre suo fratello Mosè era in riunione con il capo. Ma probabilmente pensava anche al telefono come alla gallina dalle uova d'oro del Terzo Millennio, una macchina moltiplicatrice di rincoglionimenti collettivi.

Pensava a quelli che quando camminano per strada vanno addosso alla gente avendo perso il dominio sui muscoli del collo, anchilosato verso il basso, e dunque non vedono gli altri fino a quando non ne hanno calpestato i piedi. Pensava alle coppiette in pizzeria che in tutta la serata aprono bocca soltanto per ordinare la capricciosa e l'ortolana e per il resto del tempo sgranano un rosario fatto di siti e blog e news e fake news. Pensava ai bambini delle elementari che fanno le tabelline sul tablet, e pensava alle loro rispettive mamme che non se ne accorgono perché stanno ciacolando fra loro a proposito dell'ultimo post di una terza mamma. Pensava a quelli che vanno allo stadio e guardano la partita sul telefonino. Magari pensava ai preti pedofili che agganciano le loro vittime proprio con lo smartphone, perché smart, come sostantivo vuol dire «bruciore», e come verbo vuol dire «far male». Tante cose, pensava il Papa mentre malediva gli idoli di oggi durante l'udienza generale di ieri.

Il guaio è che se è vero (certo che è vero...), come diceva Marshall McLuhan, che «il medium è il messaggio», vale anche la reciproca: il messaggio è il medium. E adesso, proprio in questo momento, ciò che pensava il Papa, e ciò che ha detto, sta viaggiando rapidissimo, fulmineo e implacabile come la collera del Signore contro il suo popolo quando aveva perso la testa per il vitello d'oro, lungo le linee invisibili che collegano, nell'etere, tutti i dispositivi di telefonia. Forse il modo migliore per liberarsi dall'idolo è usarlo come il sale e il pepe nelle ricette: «Quanto basta». Ma quanto basta? I bravi cuochi e le persone ragionevoli di solito lo sanno senza che glielo dica il Papa.