Lifeline a Malta, l'Italia canta vittoria

Aggirato il trattato di Dublino: profughi accolti in 8 Paesi. Ma c'è il no della Germania

«La Ventotene del nuovo secolo», l'ha definita il ministro Danilo Toninelli in un tweet rilanciato anche dal premier Conte. E al netto dell'enfasi è innegabile che il caso Lifeline-Malta rappresenti uno spartiacque nel complicato rapporto tra l'Europa e l'immigrazione.

Dopo una settimana di peregrinazioni nel Mediterraneo e di responsabilità rimpallate ieri la nave della Ong tedesca ha avuto da Malta l'ok per attraccare nel porto di La Valletta. Ma a una condizione: gli oltre 230 migranti che trasportava (ieri mattina altri 3 erano stati evacuati perché avevano bisogno di cure urgenti) saranno assistiti e poi ridistribuiti in altri sette Paesi. «Non si trattava di un conflitto tra stati ma del caso unico di una nave il cui comandante ha disobbedito agli ordini», ha sottolineato il premier maltese Muscat. Di fatto, però, la decisione rappresenta un superamento del trattato di Dublino, secondo cui la responsabilità dell'asilo ricade sul Paese di primo approdo. Un sistema che da sempre costringe in prima linea noi e la Grecia.

La Lifeline, col suo carico di umanità stremata, è entrata in porto poco dopo le 19.30. Il comandante è stato preso in consegna dalla polizia, mentre i profughi sono stati portati in un centro di accoglienza dove dovranno essere identificati per stabilire quanti di loro sono migranti economici e quanti invece hanno diritto all'asilo. Questi ultimi - oltre che da Malta e Italia - saranno accolti anche da Francia, Irlanda, Portogallo, Lussemburgo, Belgio e Olanda, anche se non è ancora stato deciso in che proporzione.

La Germania invece ha fatto resistenza fino all'ultimo al punto che ieri mattina il fondatore di Mission Lifeline Alex Steier aveva definito Horst Seehofer come «la versione tedesca di Salvini». Il ministro dell'Interno teutonico aveva posto come ulteriore condizione il sequestro e la dismissione della nave. È stato accontentato, la Lifeline resterà a Malta fino alla conclusione di un'inchiesta che dovrà stabilire se aveva diritto a battere bandiera olandese e se - come imbarcazione da diporto - era abilitata a soccorrere naufraghi, ma alla fine la Germania non ha comunque dato la sua disponibilità: «Non accoglieremo nessuno dei migranti della Lifeline - ha detto in serata Seehofer -, per come si sono messe le cose non è necessario il nostro intervento».

Insomma una figuraccia per loro e un grande successo per l'Italia, che fin dall'inizio aveva preteso una soluzione condivisa. «Siamo orgogliosi della scossa che abbiamo all'Europa e a chi ci prendeva in giro da troppo tempo - ha esultato Salvini -, dopo anni di parole in un mese sono arrivati i fatti». In mattinata, durante il «question time», il ministro dell'Interno aveva annunciato che il governo italiano invierà altre 12 motovedette per aiutare la guardia costiera libica. Che proprio ieri, a est di Tripoli, ha soccorso altre 200 persone su un'imbarcazione in panne. E sempre a proposito di guardia costiera Salvini ha negato di aver ordinato alla nostra di non rispondere alle richieste di soccorso: «Ho solo detto che non possiamo essere gli unici, esistono altre guardie costiere e altre marine militari con gli stessi diritti e doveri».

A Pozzallo, intanto, dopo lo sbarco di martedì del cargo danese Alexander Maersk, la polizia ha arrestato un presunto scafista: è un 29enne sudanese, si chiama Abdallah Adam El Tayeb. Un altro colpo al traffico di esseri umani.

Commenti

marco.olt

Gio, 28/06/2018 - 12:09

C'è poco da cantare vittoria, saranno comunque ridistribuiti e fino a quando? Con quanti soldi i contribuenti saranno costretti a mantenere questa ondata umana. La vittoria sarà fare sbarcare i passeggeri in Africa, farle ritornare sui porti di partenza e riportare a casa tutti i clandestini, tutti. Se il mondo vuole aiutare crei sviluppo a casa loro, ma non riescono in Europa e quindi di che parliamo, questa è una guerra, senza armi, senza particolare violenza ma è invasione ci sarà soddisfazione finchè le navi piene di clandestini non ritornano in Africa